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La fine del New Start e il rischio di una deterrenza senza controllo

Il timore principale non è un conflitto imminente, ma una corsa agli armamenti basata sulla sfiducia

La fine del New Start e il rischio di una deterrenza senza controllo

Con la fine del New Start, l’ultimo accordo che limitava in modo verificabile gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia, il sistema internazionale di controllo delle armi atomiche entra in una nuova fase di instabilità. Per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, le due principali potenze nucleari non sono più vincolate da limiti condivisi sul numero di testate strategiche dispiegate né da meccanismi di ispezione reciproca. Il rischio principale non è un conflitto imminente, ma una corsa agli armamenti basata sulla sfiducia.
Il dibattito politico si concentra sulla deterrenza e sull’equilibrio strategico. Tuttavia, la storia dimostra che le armi nucleari producono conseguenze anche quando non vengono utilizzate in guerra. Un caso emblematico è quello del sito di Semipalatinsk, nell’attuale Kazakistan.
Tra il 1949 e il 1989 l’Unione Sovietica effettuò in quest’area oltre quattrocento test nucleari, molti dei quali a cielo aperto. Le popolazioni locali non furono evacuate né informate. Migliaia di persone continuarono a vivere, lavorare e coltivare la terra mentre aria, acqua e suolo venivano progressivamente contaminati dalle radiazioni. Le esplosioni duravano pochi secondi, ma le conseguenze sanitarie si sono estese per decenni.
Nelle regioni vicine al sito si registrarono aumenti significativi di tumori, leucemie, infertilità e malformazioni congenite. Gli effetti non si limitarono alla prima generazione e sono tuttora riscontrabili. I test nucleari si trasformarono così in un’eredità biologica che ha colpito migliaia di famiglie.
Tra le testimonianze più note c’è quella di Karipbek Kuyukov, nato nel 1968 senza le braccia a causa dell’esposizione dei genitori alle radiazioni. Oggi è un artista e attivista contro le armi nucleari e rappresenta uno dei volti più riconoscibili delle conseguenze umane dei test sovietici.
Dopo il crollo dell’Urss, il Kazakistan si ritrovò in possesso del quarto arsenale nucleare più grande al mondo. Avrebbe potuto conservarlo. Scelse invece di rinunciare a tutte le testate, chiudere il sito di Semipalatinsk e aderire al Trattato di non proliferazione nucleare, motivando la decisione con l’impatto sanitario e sociale prodotto da quarant’anni di test.
Oggi, con la fine del New Start, Stati Uniti e Russia tornano a confrontarsi senza limiti concordati. Il caso del Kazakistan ricorda che le armi nucleari non producono danni solo quando vengono usate in guerra. Anche la deterrenza, se priva di controllo, può lasciare conseguenze profonde e durature sulle popolazioni civili.

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