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La riflessione

Se San Valentino diventa un algoritmo narcisistico

Oggi le relazioni viaggiano sulla fibra ottica. Ci si scrive per ore, ma ci si lascia con la mannaia del ghosting

Se San Valentino diventa un algoritmo narcisistico

Siamo passati dal brivido del corteggiamento fatto di attese cariche di elettricità e sguardi rubati, al monitoraggio ossessivo dell’ultimo accesso su WhatsApp.
In vista di San Valentino — una ricorrenza che ormai risponde più alle ciniche logiche di un algoritmo commerciale che a quelle autentiche del cuore — è doveroso chiedersi se stiamo ancora onorando l’eros o se, invece, stiamo scambiando l’amore con bit di una malinconia digitale sempre più profonda.
Come pedagogista, osservo quotidianamente una mutazione che investe la struttura stessa del legame: l'altro non è più solo un corpo da incontrare, ma un profilo da decodificare. I dati dell'Osservatorio Indifesa 2026, diffusi proprio in questi giorni, confermano un quadro di isolamento diffuso: la metà degli adolescenti dichiara di cercare risposte sulla propria vita sentimentale o supporto psicologico in un'infinita libreria cibernetica, interpellando l’intelligenza artificiale laddove mancano figure umane capaci di ascolto. È il segnale di una solitudine che cerca conforto in un'architettura di dati, smarrendo la responsabilità e il rischio del confronto diretto.
Oggi le relazioni viaggiano sulla fibra ottica, spesso arenandosi nel paradosso del vicino ma intangibile. Ci si scrive per ore, ma ci si lascia con la mannaia del ghosting. Questo sparire nel nulla non è un semplice silenzio, ma una cancellazione. Massimo Recalcati ci ricorda spesso che l'amore degno di questo nome è sempre uno scacco al narcisismo: richiede l'incontro con l'inatteso, con il difetto e con il limite dell'altro. Al contrario, l'ecosistema digitale ci illude di poter editare i sentimenti, eliminando con un clic ciò che non risponde ai nostri desideri immediati. Ma un amore senza attrito, senza la fatica di abitare il conflitto, è destinato a svuotarsi nella pura astrazione.
Questa smaterializzazione genera un rischio enorme per quella che definisco la privacy dell'anima. L’intimità oggi è costantemente esposta, data in pasto a una validazione esterna fatta di like e visualizzazioni. Quando ogni gesto deve essere pubblico per esistere, il segreto condiviso svanisce per lasciare il posto a una sterile esibizione. Come suggerito da Roger Scruton, l’eros ha bisogno di incarnazione: non è una proiezione della mente o un'immagine sullo schermo, ma il riconoscimento dell'altro nella sua nuda e sacra presenza fisica. In questa esposizione perenne, l'individuo rischia di perdere la sovranità su se stesso, trasformandosi in attore di una performance quotidiana dove l'inquadratura conta più del coinvolgimento reale.
Dobbiamo rimettere al centro un’autodifesa psicologica ed emozionale. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di imparare a non farsi abitare passivamente dai suoi automatismi. Se sostituiamo la dopamina di una notifica al calore di un contatto, stiamo solo anestetizzando un bisogno di affetto senza mai soddisfarlo davvero. L'educazione ai sentimenti oggi non è un manifesto ideologico, ma una necessità pratica: passa per la gestione della frustrazione, per la pazienza dell'attesa e per il coraggio di mostrarsi vulnerabili senza lo scudo di un filtro.
San Valentino dovrebbe essere l'occasione per riappropriarsi della propria nuda verità. Senza la capacità di reggere il peso di uno sguardo reale che ci interroga, restiamo solo spettatori di una fiction prodotta dai nostri dispositivi, incapaci di abitare la complessità dell'incontro. Se vogliamo davvero celebrare l'amore, dobbiamo avere la forza di riprenderci il rischio, bellissimo e terribile, di un abbraccio che profuma di realtà.

*pedagogista

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