Tutte le novità
lettera al direttore
12 Febbraio 2026 - 09:17
Gentile Direttore, i recenti accadimenti di sabotaggio delle linee ferroviarie e manifestazioni di “infiltrati” violenti contro i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, in corsa di svolgimento impongono una seria e severa riflessione. Mi si consenta una premessa sull’origine delle Olimpiadi. Come tanti sanno, essa è datata ai tempi degli antichi Greci, precisamente nel 776 a.C., nella città di Olimpia, per rendere omaggio agli Dei. Ogni 4 anni, atleti provenienti da diverse Città-Stato (com’era organizzata allora la Civiltà Ellenica) si riunivano ad Olimpia per competere in una serie di discipline che mettevano alla prova la loro forza e abilità. Il significato travalicava l’aspetto, pur importante, della competizione sportiva: i giochi avevano, soprattutto, un profondo significato religioso e culturale. Durante le gare, infatti, le guerre tra le stesse Città-Stato venivano sospese, in virtù della “tregua olimpica”, permettendo a tutti i Greci di partecipare ed assistere in pace ai vari eventi sportivi.
Tralascio la lunga storia nei secoli successivi alla prima data del 776 a.C. per riferirmi all’era moderna, quando il famoso barone Pierre de Coubertin, alla fine del XIX secolo, ebbe l’idea di riorganizzare i giochi olimpici, ormai dimenticati nei secoli bui del Medio Evo. Nel 1896 nacquero i Giochi Olimpici dell’Era Moderna, la cui prima sede fu, naturalmente, Atene. Nel tempo, poi, si sono aggiunti i Giochi Olimpici Invernali, com’è oggi in Italia, le Paralimpiadi, competizioni riservate ai diversamente abili, le Universiadi, riservate agli atleti studenti universitari.
Significativa, poi, è la bandiera olimpica, formata da cinque cerchi, a mò di anelli intrecciati in campo bianco, simboleggianti i cinque Continenti, con i colori di tutte le bandiere dei Paesi del mondo, rappresentanti l’universalità dello spirito olimpico. Le regole e lo Statuto delle moderne Olimpiadi sono contenute nella “Carta Olimpica”, documento ufficiale di 6 capitoli, dove primeggia l’espressione “Tregua Olimpica”, come accadeva nell’antica Grecia.
Contrariamente alle speranze del Barone de Coubertin, però, le Olimpiadi non impedirono le guerre, come la 1^ e la 2^ guerra mondiale e, in seguito, altri eventi catastrofici, meno truci sulla popolazione delle due guerre mondiali, ma egualmente sanguinari. Rimane impressa nella mia memoria di giovane studente, infatti, il massacro di Monaco di Baviera, quando un commando terroristico palestinese chiamato “Settembre Nero” irruppe negli alloggi destinati agli atleti israeliani del Villaggio Olimpico, uccidendo due atleti e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele, in seguito tutti morti dopo un blitz della polizia tedesca che tentò di liberarli.
Negli anni settanta ed ottanta furono “protagonisti” i boicottaggi e, per fortuna, non gli attentati mortali, a segnare i Giochi. A Montreal, in Canada, i Paesi africani non parteciparono per protesta contro l’apartheid. Ai Giochi di Mosca 1980 furono gli Stati Uniti, assieme ad altri Paesi dell’Occidente, a non partecipare per l’invasione sovietica in Afghanistan. Nel quadriennio successivo, ai Giochi di Los Angeles del 1984, il blocco sovietico non partecipò alle Olimpiadi per reazione alla diserzione dei precedenti a Mosca.
Non mancano certo, come si può notare, elementi ed episodi tragici che si sono accompagnati all’evento che doveva sancire l’“amicizia e la fratellanza tra i popoli”, piuttosto che una formidabile cassa di risonanza a livello mondiale, usata per mettere in evidenza le proprie ragioni o motivazioni, o per il “diritto” di ogni essere umano di autodeterminarsi, senza voler appartenere ad alcuna regola della Comunità o di uno Stato, com’è nello spirito dell’“anarchico”, che ha il solo scopo di distruggere, piuttosto che unire.
Sembrerà paradossale, però, che io sia preoccupato più per l’attentato alle ferrovie che per le manifestazioni violente di piazza. Queste ultime, infatti, anche se ben studiate a tavolino dagli autori, non possono eludere le Forze dell’Ordine; tutt’al più possono alimentare uno scontro politico che, francamente, si poteva e si può ancora evitare, almeno in questa speciale occasione delle Olimpiadi, dall’una e dall’altra parte. Gli attentati, invece, hanno una larga “copertura” di anonimato e, soprattutto, di ampia diversificazione dei luoghi dove possono avvenire.
Il parallelismo di quanto accaduto in Francia il 26 luglio 2024, giorno della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Parigi, sorge spontaneo. Mentre Parigi era blindata da migliaia di agenti, militari e sistemi di sicurezza all’avanguardia, i sabotatori colpirono lontano dalla Capitale, in punti strategici della rete ferroviaria ad alta velocità. L’effetto fu immediato: l’alta velocità, ed anche la rete di treni tradizionali, andarono in tilt, paralizzando mezzo Paese, come è accaduto in Italia nei giorni scorsi.
La logica perversa, ma efficace, degli attentatori è che la scelta del bersaglio ferroviario non solo non dà possibilità di essere protetta integralmente, ma colpisce l’anima produttiva di un’intera Nazione. Il sabotaggio, in questo modo, si propone in modo inoppugnabile: esso costituisce non solo un’azione ostile, ma anche uno strumento di pressione politica nella Nazione in cui avviene, ma anche nell’intera Europa, attraversata, oggi, da enormi pressioni belliche, di guerre ibride mai dichiarate, ma sostanzialmente brutali, come “l’operazione militare speciale” della Russia contro l’Ucraina ed anche nel vicino Medio-Oriente, con il brutale attacco alla Striscia di Gaza, che, pur avendo motivazioni di annientamento del terrorismo di Hamas, si è trasformato in “annientamento di massa” del povero popolo palestinese.
Ai bambini a scuola, come è successo alla mia nipotina più piccola (10 anni), in occasione delle Olimpiadi Invernali in corso in Italia, viene insegnata la storia ed il significato delle Olimpiadi in generale, a cominciare dalla fatidica “fiaccola olimpica”, che ha attraversato anche la nostra città: “la fiaccola è un simbolo speciale che unisce sport e pace”, le è stato detto. Quando, però, ascolta e vede anche immagini di distruzione, incendi appiccati, assalto alle Forze dell’Ordine, in nome di una “guerra continua” contro tutto e tutti, come posso rispondere alle sue domande, pensando, lei, ch’io sia più idoneo del suo papà o mamma a dare risposte concrete e motivate, non foss’altro per la mia età, che dovrebbe dare maggiore saggezza? Cerco spiegazioni più adatte alla sua formazione in itinere, senza indulgere su motivazioni esistenziali di un mondo che ha raggiunto livelli altissimi di produzione dall’intelligenza umana, che, però, non sa gestire per il bene comune. Mi rimarrebbe una buona motivazione per invocare ancora più Olimpiadi ravvicinate: sperare che le nostre Forze Politiche, almeno in questo periodo, raggiungano una “pax olimpica”, così da poter dare una ottima motivazione al culto dell’arte, dello sport, del benessere fisico e dell’animo.
Visto, però, quanto accade nel nostro Parlamento o nelle varie trasmissioni di “intrattenimento politico” (sic!), preferisco, da “sconfitto” per le buone intenzioni invocate, interessarla su argomenti o racconti che non siano frutto di immagini e discorsi estrapolati da trasmissioni televisive o messaggi mass-mediatici interessati e strumentali. Spero, per lei, che la buona scuola, l’ottima famiglia di cui fa parte, le buone e sane amicizie, la sua intelligenza, la rendano immune, come tante altre, da speculazioni politiche o falsamente sociali. È la società del buon futuro che noi, “nipoti” di una tremenda guerra e di dittature disastrose, non abbiamo saputo trarne spunto positivo per la “generazione di mezzo”, cresciuta come l’“homo homini lupus”.
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo