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LETTERA DAL PALAZZO
13 Febbraio 2026 - 08:03
Giorgia Meloni
Già si parla nel mondo della politica del referendum prossimo venturo; un referendum - lo diciamo in tutta sincerità – che non ci convince.
Almeno sulla carta l’Italia è una repubblica parlamentare. È lecito allora chiedersi perché ogni qual volta un problema assume rilevanza deve essere affrontato con una consultazione popolare, mentre il Parlamento viene lasciato inoperoso. Bene ha fatto Giorgia Meloni ad annunciare in largo anticipo, in modo difforme da come si comportò a suo tempo Matteo Renzi, che non si sarebbe dimessa da presidente del Consiglio qualora dalla consultazione fosse emerso un risultato diverso da quello da lei auspicato.
Inoltre, è chiaro che il quesito di un referendum deve essere proposto nel modo più semplice e lineare che sia possibile. Così non è nel caso del referendum sulla giustizia, tanto che i cittadini elettori per decidere come votare non devono aver riguardo al merito, ma scelgono di attenersi a quello che è in realtà il quesito di fondo: scelgono di votare “Sì” per schierarsi dalla parte del governo, optano per il “No” per schierarsi sulla linea dell’opposizione.
Accade in questo modo proprio quel che sarebbe stato opportuno evitare, vale a dire che la consultazione si rivesta di significato politico senza tenere in alcun conto il merito del quesito referendario.
Intendiamoci: non vogliamo bandire del tutto l’ipotesi referendaria che in determinati casi, può essere giustificata come in presenza di grosse questioni che coinvolgono la morale quale fu il caso del divorzio e dell’aborto, ma non ci sembra che il tema di questo referendum possa essere equiparato al divorzio e all’aborto.
C’è ancora una motivazione che ci induce a guardare con scetticismo al referendum. Non da oggi, politici e magistrati sono in dissenso tra loro.
Quel che servirebbe è un’intesa che porti i due poteri del Paese, quello politico e quello giudiziario, ad andare tra loro d’accordo. I fatti stanno dimostrando invece un ulteriore accentuarsi del conflitto. I due contendenti avrebbero invece il dovere di svelenire il clima. È questo il compito del quale Giorgia Meloni dovrebbe farsi carico.
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