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l'opinone
14 Febbraio 2026 - 11:22
Da trent’anni Bagnoli è il luogo in cui Napoli misura la distanza tra le promesse e la realtà. Ogni stagione porta con sé un nuovo annuncio, un nuovo piano, un nuovo commissario, un nuovo “cantiere strategico”. E ogni stagione finisce allo stesso modo: con un territorio sospeso, una comunità sfiduciata e un’area che resta il simbolo di ciò che poteva essere e non è mai diventato. Le parole di Vincenzo De Luca sull’America’s Cup, spettacolari e teatrali, come nel suo stile, hanno riacceso il dibattito. Archiviarle come semplice polemica sarebbe però un errore. A Bagnoli la polemica prospera perché si regge su decenni di bonifiche incompiute, governance instabile, conflitti istituzionali e una trasparenza spesso annunciata e raramente praticata. Oggi Napoli si prepara a un evento internazionale di grande visibilità, ma il nodo resta lo stesso: si può costruire il futuro su un passato non messo in sicurezza?
Accelerare significa correre il rischio di ripetere gli errori che hanno già condannato l’area all’immobilismo. L’America’s Cup è un’opportunità straordinaria, ma un’opportunità non è neutra: può essere volano o alibi, svolta o scorciatoia. Quando si interviene su un territorio fragile, segnato da contaminazioni profonde e da una storia industriale pesante, la fretta non è buona consigliera. Lavori “in deroga”, procedure emergenziali e decisioni prese senza un confronto pubblico serio alimentano il sospetto e indeboliscono la democrazia locale. Il problema non è stabilire se De Luca abbia ragione o torto. Il punto è che Bagnoli non può più permettersi opacità e incertezza.
Ogni intervento deve essere trasparente, tecnicamente competente e garantire continuità gestionale. Senza questi tre pilastri, trasparenza, competenza, continuità, ogni progetto rischia di restare sulla carta. Napoli ha bisogno di una narrazione diversa: non più quella delle occasioni perdute, ma della responsabilità condivisa. Non bastano proclami né inaugurazioni per le telecamere. Servono piani chiari, monitoraggio indipendente, coinvolgimento della comunità e tempi realistici. Serve che i cittadini possano vedere e verificare i progressi, che le istituzioni lavorino insieme e che i finanziamenti siano gestiti con rigore. L’America’s Cup può essere l’inizio di un percorso virtuoso se i lavori saranno fatti bene e non solo in fretta; se l’intervento sarà occasione di bonifica reale e riuso sano; se la città potrà davvero vivere il cambiamento e non subirlo come imposizione mediatica.
Bagnoli non è un problema tecnico né un pretesto politico: è una ferita nella coscienza civile di Napoli. Curarla richiede responsabilità collettiva, competenza e tempo. Solo così la città potrà rispondere all’appello del futuro senza tradire il suo passato. Per questo occorre un piano di controllo trasparente, con report periodici accessibili ai cittadini e un comitato tecnico indipendente che certifichi ogni fase dei lavori.
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