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Il voto come terreno di scontro, vanno coinvolti tutti gli italiani

Ma una democrazia solida non dovrebbe avere paura delle opinioni, nemmeno di quelle scomode

Alle toghe rosse non piace il governo tricolore

Oggi il dibattito pubblico corre veloce, spesso troppo. Basta una frase, un passaggio estrapolato, e si accende la polemica. È accaduto anche a Nicola Gratteri e Alessandro Barbero: parole pronunciate in un contesto preciso sono diventate bandiere da sventolare o bersagli da colpire. In pochi minuti il confronto si è trasformato in schieramento.
Non è una novità. Roberto Saviano viene ciclicamente travolto dalle critiche per le sue posizioni politiche; Massimo Cacciari è stato al centro di accese discussioni durante la pandemia; Fedez è finito sotto attacco per aver portato temi civili su un palco musicale. Ogni volta lo schema è lo stesso: si semplifica, si divide, si reagisce. Si è “pro” o “contro”, raramente si ascolta davvero.
Quando però c’è di mezzo un referendum, tutto diventa più delicato. In Italia esiste il quorum: se non vota abbastanza gente, il risultato non vale. Ecco perché la battaglia non è solo sulle idee, ma sulla partecipazione. Bisogna convincere, ma soprattutto mobilitare. Far sentire che quella croce sulla scheda sia decisiva.
È qui che nasce la tensione. Le campagne si fanno più intense, i messaggi più diretti. Il “sì” non è soltanto una risposta: è la conferma di una direzione politica, è la forza che legittima una riforma. Per chi la sostiene, è fondamentale che passi. Per questo ogni voce autorevole può fare la differenza. E quando una figura stimata si esprime, il suo peso diventa immediatamente oggetto di discussione.
Il rischio, però, è un altro: trasformare il confronto in una gara di tifoserie. Accusare chi parla di fare propaganda, sospettare che chi ascolti sia manipolato. Ma una democrazia solida non dovrebbe avere paura delle opinioni, nemmeno di quelle scomode.
Alla fine, la vera sfida non è solo vincere un “sì” o un “no”. È riuscire a coinvolgere l’intero Paese, da tempo disilluso dal tema politico, senza impoverire il dialogo. Perché votare è un diritto. Capire davvero per cosa si vota e poterne discutere con serenità, è ciò che rende quel diritto vivo.

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