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Politica e ipocrisia, un binomio devastante

C’è qualcosa che sta legando due grandi eventi come le Olimpiadi invernali e la 38esima edizione dell’America’s Cup: la violenza di certe manifestazioni di protesta

Politica e ipocrisia, un binomio devastante

C’è qualcosa di negativo che purtroppo sta legando due grandi eventi come le Olimpiadi invernali, in corso tra il capoluogo lombardo e Cortina, e la 38esima edizione dell’America’s Cup che si terrà a Napoli tra la primavera e l’estate del 2027: la violenza di certe manifestazioni di protesta.

Intendiamoci, manifestare per esprimere il proprio pensiero, anche se di dissenso, è un diritto fondamentale, garantito e tutelato dalla Costituzione. Però quello che è avvenuto nei giorni scorsi a Bagnoli e nel quartiere milanese di Corvetto non ha niente a che vedere con una democratica espressione delle idee: si tratta di violenza e basta.

Anzi, la scritta intimidatoria comparsa a Bagnoli contro il sindaco Gaetano Manfredi, pur senza tradursi in un atto fisico, ha la stessa portata devastante per la democrazia dell’ennesimo attacco sistematico contro le forze dell’ordine a Milano, condito da lancio di bombe carta e bottiglie.

E trovo sinceramente stucchevole la solita tiritera sulla maggioranza pacifica, perché sta cominciando sempre più a ricordare il distinguo degli anni ’70 sui brigatisti rossi, liquidati con un peloso “sono compagni che sbagliano”, persino quando iniziarono a scorrere fiumi di sangue.

Invece, per me - e credo per la maggior parte degli italiani - questi sono delinquenti e basta, che scelgono sistematicamente di minacciare, aggredire, devastare anche perché sanno che c’è chi è disposto a strizzare l’occhio, specie se quella violenza si indirizza verso una determinata parte politica. Però, direte voi, a Napoli il destinatario delle minacce è stato un sindaco dichiaratamente di sinistra. Il punto è proprio questo, infatti.

E, anche se non è certo la prima volta che accade che ad essere presa di mira sia una figura di sinistra, stavolta esiste una profonda differenza. La violenza contro Manfredi interviene a Bagnoli dopo che il sindaco ha compiuto un radicale cambio di passo rispetto alle prospettive e alle modalità dell’intervento sull’area.

L’approccio di buona parte della sinistra, per decenni, aveva raccontato il progetto per Bagnoli con la consueta retorica (finto)ambientalista, quella di Pecoraro Scanio e del suo degno erede Borrelli, per intenderci: rimozione della colmata, cemento zero, spazi ai centri sociali, no al turismo di massa, sono solo alcuni degli slogan che hanno accompagnato anni e anni della loro propaganda politica.

Ora invece, di fronte alla disponibilità dei 1.200 milioni di euro stanziati dal Governo Meloni e l’assegnazione dell’America’s Cup, ugualmente voluta per Napoli dall’Esecutivo, l’Amministrazione comunale ha fatto proprio l’indirizzo che da tanto tempo veniva da questa parte del tavolo politico e ha mutato radicalmente il tiro: modifica del vecchio strumento urbanistico (che non permetteva di mettere un solo mattone), sviluppo della città, crescita degli spazi, turismo internazionale, riqualificazione e innalzamento della qualità della filiera dell’accoglienza, porte aperte ai grandi investitori internazionali, ecc., ecc.

Ovvio che il mondo antagonista, i centri sociali e in generale le solite “anime belle” della sinistra non abbiano gradito, ovvio che stiano reagendo nel solito - e unico - modo che conoscono. Chi si aspettava a questo punto un chiaro distinguo non può non essere rimasto deluso. Infatti, da sinistra - specie quella “benpensante” - si continua ad assecondare questo brodo di coltura in perenne ebollizione.

Ne è riprova persino l’ultimo corteo andato in scena lo scorso fine settimana che ha riproposto a Napoli la retorica inquietante secondo la quale “occupare è bello”, con tanto di partecipazione dell’assessore regionale all’Istruzione, peraltro novello ma oscurato da antichi e pesanti conflitti d’interesse.

Insomma, speravamo che il “campo largo” - uscendo dal recinto del “contro” e del “ben altro” - compisse il gesto di prendere, finalmente, le distanze da un certo modo di pensare (e agire). Avrebbe potuto essere una prova di maturità della sinistra, il segno che anche dall’altra parte si è acquisita finalmente la consapevolezza che lo sviluppo di un territorio non si gestisce con la pancia e la convenienza, ma con una visione sistemica, una progettualità seria, una capacità strategica.

E che certe chiacchiere, se hanno portato a casa qualche voto, hanno però fatto soprattutto tanto male al Paese. Temo purtroppo che non ci siamo ancora. Anzi, alla solidarietà verso il sindaco di Napoli ha fatto da contraltare il gelo verso il Governo. La scelta di tenere alta la tensione, di attribuire all’Esecutivo la responsabilità delle proteste, da quelle nel mondo dei trasporti a quelle più politicizzate con le quali certe “piazze” si esprimono sulle varie crisi nel mondo, fino agli eventi tragici che hanno coinvolto le forze dell’ordine, è dunque una prova di immaturità politica.

Infatti, sarebbe dovuto venire proprio da Napoli un segnale diverso, perché proprio qui in Campania - più che altrove - la sinistra dei governi locali ha avuto modo di vedere concretamente che cosa significa compiere scelte nell’interesse di un territorio, indipendentemente dalle tessere di partito che ha in tasca chi ci sta di fronte.

Si chiama grammatica istituzionale e su questo noi non torneremo indietro rispetto alla nostra idea: l’azione di governo deve guardare ai fatti, deve pensare al bene comune e ai cittadini e non si può sempre immaginare la politica come un’arena di scontri feroci e aprioristici, nella quale si porta avanti soltanto la propria convinzione e l’idea che la nostra parte abbia ragione a prescindere.

O ancora peggio, che si può stare con chiunque purché questo porti un vantaggio spiccio e immediato. Quella della correttezza istituzionale, sconosciuta a una certa parte della sinistra ideologica, è sicuramente la strada meno semplice, ma è quella che siamo certi porterà più lontano.

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