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LETTERA AI LETTORI

Lo sport sta cambiando, il calcio in molto peggio

Non può essere solo spettacolo, deve far parte anche dell’educazione

Lo sport sta cambiando, il calcio in molto peggio

Dino Zoff

Cari amici lettori, negli anni passati, sia quando ero bambino sia quando ero ancora giovane, gli sport che più interessavano in Italia erano il calcio, il ciclismo e l’automobilismo. In questi sport, infatti, c’erano italiani campioni. Nel calcio, che era ancora uno sport ed era ancora italiano, dopo Sallustro vennero Meazza, Piola e Mazzola, poi Riva, Rivera, Zoff e così via fino a Baggio e Del Piero.

Nel ciclismo, che aveva già visto campioni come Girardengo e Binda, Coppi e Bartali fecero impazzire le folle; ma c’era anche Magni e poi vennero altri campioni, vincenti anche se meno famosi, come Gimondi, Moser e Nencini, finché, nel secolo attuale, l’Italia è in pratica scomparsa dagli albi d’oro e dal tifo di massa.

Nell’automobilismo, dopo Nuvolari, Varzi e Farina, spopolò il grande Ascari, con il partner Villoresi e Taruffi e altri buoni piloti: Fiat, Maserati e Ferrari controllavano le classifiche mondiali. Oggi è rimasta solo la Ferrari, guidata da stranieri, che solo di rado arriva in premio; l’unico pilota italiano di formula 1, Kimi Antonelli, giovane promessa, corre con la tedesca Mercedes, che ha ceduto alla Ferrari l’ormai anziano inglese Hamilton.

Spariti ciclismo e automobilismo dalle pagine intere, oggi restano tennis e sport invernali, nei quali gli italiani mietono successo. Innanzitutto il tennis, dove ormai Sinner è seguito da parecchi italiani nella classifica mondiale; poi gli sport invernali, grazie alle molte medaglie degli atleti azzurri nelle Olimpiadi in corso.

Il gioco più seguito resta però il calcio, che purtroppo non può più considerarsi uno sport, ma più che altro uno spettacolo. Nessuno combatte più per la bandiera, ma tutti soltanto per i soldi. Molte squadre di serie A non appartengono più a persone o società italiane, ma ad arabi e statunitensi.

Doha non ha comprato solo squadre ma addirittura quasi interi campionati; ma anche in Arabia Saudita si svolgono partite del campionato e delle coppe italiane. I giocatori italiani sono minoranza praticamente in tutte le squadre del massimo campionato: oltre ai sudamericani, che sono presenti quasi da sempre, ci sono tantissimi africani, ma anche moltissimi cittadini di nazioni europee e financo qualche asiatico.

Siamo arrivati al punto che esiste nel calcio una questione razziale. Per effetto di questa invasione, la nazionale italiana ha perso il suo smalto e da campione del mondo sta scendendo a un livello di assoluta mediocrità. I tifosi, e non solo quelli italiani, sono diventati violenti: gli scontri fra tifoserie, oltre che fuori gli stadi e nelle piazze, invadono persino le autostrade.

Il sistema arbitrale funziona male e non solo per il Var regolato in maniera insufficiente (pensiamo al secondo giallo di Kalulu), ma a volte anche per fatti ingiustificabili (caso Di Bella). Ma ciò che più m’impressiona è la dilagante scorrettezza dei giocatori nei contatti. Una volta non si andava oltre qualche spinta, quasi sempre vista e punita dall’arbitro.

Oggi le spinte sono diventate lecite, i calci e gli sgambetti sono continui e non sempre fischiati, così le trattenute per la maglia o per un braccio; siamo arrivati agli abbracci e alla “messa sotto”, come in un film erotico.

Il top della scorrettezza, però, è la finzione: come si fa a parlare ancora di sport dopo il caso Bastoni, che è un vero e proprio delitto di truffa contro l’arbitro e la squadra avversaria? Per me l’esclusione dalla Nazionale è una sanzione insufficiente: dovrebbe avere una multa d’importo pari alla cifra del suo ingaggio o a quella della sua paga annuale!

Lo sport non può essere solo spettacolo, deve far parte anche dell’educazione. Non a caso solo tre squadre di serie A hanno una formazione giovanile militante in serie C. Una volta tutti i ragazzi si divertivano a giocare a pallone nelle scuole, negli oratori e nelle strade.

Ora nelle scuole si preferiscono le coltellate, gli oratori sono diminuiti di numero e di accoglienza sportiva, le strade non impraticabili per il traffico o per i cortei sono occupate dagli spacciatori di stupefacenti. Continuerò, come tutti, a guardare le partite del Napoli, ma senza la gioia di un tempo. Il calcio, come il sesso, sta diventando solo un mercato: ma, purtroppo, molto più lurido di un mercato vero. 

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