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il dibattito
19 Febbraio 2026 - 08:56
Tra circa sei settimane saremo chiamati ad esprimerci su una revisione della Costituzione, approvata dal Parlamento, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. La riforma interviene sulla organizzazione interna e sui meccanismi di autogoverno della magistratura.
Il testo approvato dal Parlamento prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno distinto da quello della magistratura giudicante.
La riforma introduce inoltre una Corte disciplinare di rango costituzionale, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche questo organo è composto in prevalenza da magistrati, ma si distingue dagli attuali Consigli Superiori, che non svolgeranno più funzioni disciplinari, concentrandosi sul governo delle carriere.
Un aspetto rilevante riguarda le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno. La riforma prevede il ricorso al sorteggio, in luogo del tradizionale sistema fondato sul voto, con l’obiettivo dichiarato di incidere sulle dinamiche associative e sul ruolo delle correnti all’interno della magistratura.
Votare SÌ significa confermare questa riforma costituzionale e consentirne l’entrata in vigore; votare No comporta il mantenimento dell'assetto costituzionale vigente. Il referendum è di tipo confermativo e non prevede quorum di partecipazione.
Il risultato è valido indipendentemente dal numero di elettori che si recano alle urne: conta esclusivamente la maggioranza dei voti validamente espressi. Questo aspetto rende il voto particolarmente rilevante, perché ogni scelta contribuisce direttamente a determinare se la riforma costituzionale produrrà effetti o resterà priva di efficacia.
La domanda che mi sono posto è: quanto siamo consapevoli? Dobbiamo attenerci ai fatti per valutare consapevolmente le nostre scelte: i fatti sono o non sono, valutarli positivamente o meno come giusti o sbagliati è altra questione. E i fatti di questa riforma sono che nulla di quello che sentiamo nella propaganda dei comitati per il Sì e per il No corrispondono ai fatti della riforma.
Facciamola semplice ma non banale: questa non è una riforma della giustizia, è una riforma del sistema organizzativo della magistratura come organo dello Stato. Non inciderà sulla velocità dei processi e dei procedimenti. Non renderà la macchina giudiziaria più efficiente né veloce.
Nulla di questa riforma lo può prevedere, né ci viene spiegato come dovrebbe avvenire questa velocizzazione. Anzi, tecnicamente, ben sappiamo che ogni ridefinizione dell'organizzazione, in sé, come processo, crea un rallentamento, almeno iniziale, e altrettanto tutti sappiamo bene che per accelerare i processi occorre, semplicemente, aumentare il numero dei magistrati: ce ne sono 9mila circa, ne servirebbero almeno 2mila in più.
L'idea della separazione delle carriere è un fatto tecnico: in un sistema inquisitorio (pre riforma del 1988) era implicito un sistema unico; con al riforma Vassalli dovrebbe essere implicita una separazione delle carriere. Così è ovunque, per ragioni tecniche e di coerenza giuridica. Anche questo è un fatto.
Il "male" è quando la politica – intesa come potere legislativo - mette la propria bandiera sulla organizzazione amministrativa di un altro ordine. E questo genera (sempre) l'idea di ingerenza e in qualche modo invasione di campo o, peggio, presa di potere; nondimeno è inimmaginabile che non si possa legiferare in materia di giustizia per evitarne il rischio.
Quello che sarebbe davvero auspicabile è che le riforme teniche siano ragionevoli, senza che nessuno – maggioranza, opposizione o partito politico – rivendichi come propre le riforme. Se la magistratura deve apparire oltre che essere indipendente, ogni discorso "di parte" è in sé una ingerenza. E il fatto che per il Sì e per il No si fronteggino pedissequamente maggioranza e opposizione la dice lunga su questa ingerenza, almeno tentata.
E così chi è orientato per il centrodestra probabilmente voterà Sì e chi invece è orientato per il centrosinistra voterà No. Più o meno acriticamente e senza davvero comprendere le implicazioni pratiche. Se vincerà il Sì o il No – senza quorum – sarà una vittoria di questa o quella parte politica.
Confusione aumentata da altro tipo di ingerenza: nessuno vieta ai magistrati di esprimere le proprie opinioni, specie su materia tecnica e specie su temi che ne riguardano la professione. È però bene ricordare che vi sono alcuni ruoli che questa opinione "è necessario" la esprimano meno, e sono i Procuratori della Repubblica, i Presidenti di Sezione, i magistrati della Cassazione... tutti quelli che in qualche modo hanno ruoli di dirigenza e coordinamento di uffici di altri magistrati o che sono "i giudici delle sentenze".
Ecco, per costoro sarebbe opportuno evitare di esprimere opinioni in merito, se non altro per salvaguardare quell'idea di indipendenza che affermano di avere a cuore e quindi apparire, oltre che essere, del tutto estranei all'accaparramento politico (inteso come di parte) della magistratura e della sua organizzazione.
A quanto si sente in giro voterebbero Sì i delinquenti, ma non si capisce che ne beneficio ne avrebbero; voterebbero Sì quelli che vogliono pubblici ministeri responsabili per i propri errori, ma non si capisce perché un Csm dei soli requirenti dovrebbe essere più duro di uno generale della intera magistratura, oltre al fatto che qui non si vota affatto per la responsabilità civile dei magistrati.
Si sente dire che voteranno Sì coloro che voglio un giudicante non influenzato dalla stessa organizzazione amministrativa del pubblico ministero, ma a dire il vero questa è una circostanza molto rara: quando il giudice in secondo o terzo grado assolve è sempre un magistrato, non un alieno.
Infine si sostiene che questa sarebbe la via per una maggiore attività dei Gip in funzione di "controllo" dei Pm, ma non è questione di carriera, è questione di inerzia: il Gip che copincolla il dispositivo e le motivazioni del Pm è già sanzionato per legge, e non è una separazione di carriere che fa lavorare quei pochi che non ne hanno alcuna voglia.
Ci viene invece detto che voterebbero invece No gli onesti, e non si capisce il criterio, coloro che vogliono "magistrati indipendenti", ma non ci spiegano il controllo in concreto da parte dell'esecutivo come avverrebbe. A me pare che invece tanto rumore si fa solo perché lo status quo correntizio è rodato mentre una riforma ne stabilirebbe uno differente (non si sogni nessuno di dire che il problema verrebbe abolito!).
Voterebbero No quelli che ce l'hanno con la Meloni e il centrodestra, e ci si chiede cosa abbia a che fare tutto ciò con due Csm (andrebbe chiesto alla Meloni e a Nordio semmai cosa facciano per gli organici e le strutture). Voterebbero infine No quelli che "le cose vanno bene così" cosa che semplicemente non è vera.
Mi sembra che il discorso penale non possa essere un discorso da bar né tra tifoserie: questa è una cosa seria che riguarda la vita e la libertà delle persone. Quello che emerge è una certa tendenza a confondere il fare qualsiasi cosa come una riforma utile (basta che si faccia qualcosa), come quando si aumentano le pene per l'omicidio stradale o si inaspriscono quelle per i femminicidi e questo dovrebbe ridurre i morti, e in entrambi i casi non è affatto così, nella realtà.
Siamo sempre lì, a Tomasi di Lampedusa e al suo "tutto deve cambiare perchè nulla cambi", e tristemente siamo sempre ancora lì, alla Colonna Infame di Manzoni, autore che a scuola si studia solo per i Promessi Sposi ignorando bellamente tutto il resto, quello serio. Si da cioè in pasto al "popolo bue" (come lo chiamava Mussolini) che questa sarà la riforma salvifica che risolverà "secolari problemi" finalmente e una volta per tutte, in realtà lasciando tutto com'era in una forma ulteriormente degenerata.
Per dirla in breve, comunque la pensiate, non voterete per nulla di più di una riorganizzazione amministrativa, in cui esistono due "mestieri distinti" per carriera e con organi distinti per autogoverno. Cosa che dal 1988 avrebbe dovuto essere implicito dal punto di vista della razionalità del sistema e dell'ordinamento giuridico. Nulla più.
Non voterete per la responsabilità civile dei magistrati né avrete una giustizia più veloce, né per se stessa più giusta, nè più economica o efficiente. E ciò detto, ridotto all'osso di un quesito troppo tecnico per essere compreso davvero (altra degenerazione e atto di finzione e di democrazia solo apparente), io vi auguro buon voto.
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