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lettera al direttore

Politica alta e dialogo senza urla né risse

Mai parlato della politica “spicciola” che oggi è di moda nel nostro Paese

Politica alta e dialogo senza urla né risse

Gentile Direttore, ho partecipato ad un convegno incentrato sulla presentazione dell’interessante libro sul Presidente turco Erdogan, appellato “il Sultano”, scritto da Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione, già ministro della Cultura. La manifestazione, molto partecipata, si è svolta nell’aula magna della prestigiosa Fondazione del Circolo Artistico Politecnico di piazza Trieste e Trento. Alla presentazione del libro hanno presenziato Vincenzo Amendola, già ministro per gli Affari Europei con il Governo Conte e Sottosegretario alla Presidenza del Pd con il Governo Draghi. Moderatore Enzo D’Errico.

Il tema in discussione era particolarmente appetibile, perché la figura del “sultano” Erdogan è molto controversa, ed anche perché Sangiuliano sa esporre, leggendo i suoi libri, le figure storiche e famose della nostra recente storia moderna in modo chiaro ed impeccabile. Oltre che giornalista e politico, infatti, egli è autore di molti libri su origini e accadimenti dell’attuale genesi della politica mondiale, focalizzando soprattutto la sua attenzione su personaggi che hanno influito fortemente, ed ancora incidono, sulla storia attuale: ricordo, tra i tanti, il libro su “Putin, vita di uno Zar”; “Trump, vita di un Presidente contro tutti”; “Il nuovo Mao, Xi Jinping e l’ascesa al potere della Cina d’oggi”.

Faccio queste citazioni per dire della qualità dell’autore, ma anche degli interlocutori e del numeroso pubblico che assiste alle sue presentazioni. Nel corso della serata non si è mai parlato della politica “spicciola” che oggi è di moda nel nostro Paese, né si è mai sfiorato l’argomento di appartenenza partitica con toni cui siamo abituati negli interventi televisivi, in cui si sfiora la rissa continuamente, mortificando soprattutto l’intelligenza del pubblico, che vorrebbe assistere a dibattiti chiari e sereni, dove ognuno esprime il proprio pensiero, dando la possibilità di poter essere compreso ed ascoltato.

Tutti noi, invece, abbiamo assistito ad una valutazione, anche discordante, sul personaggio certamente “ingombrante” del Presidente turco, da parte di due personaggi di opposte vedute politiche, ma anche di sicura caratura intellettuale. La circostanza fondamentale, infatti, è stata quella che l’appartenenza politica non ha mai condizionato la diversità di opinioni su un personaggio internazionale famoso ed influente, lasciando così spazio ad una pacata dialettica sul ruolo dell’Europa e dell’Italia oggi.

Insomma, Direttore, per circa due ore mi è sembrato di ritornare alle discussioni, anche animate, che si svolgevano nei Circoli culturali o politici di un tempo. Si partecipava per apprendere ed interloquire, sicuri che un dibattito tra opposte “fazioni” non degenerasse in rissa. Gli stessi congressi delle grandi forze politiche degli anni ’60-’70 erano luoghi di confronto in cui la gente partecipante aveva almeno la possibilità di ascoltare e farsi un’idea, senza essere sommersa dalle voci sempre “arrabbiate” dei cosiddetti “protagonisti” politici d’oggi.

Erdogan, Putin, Xi Jinping, Trump sono protagonisti sicuramente divisivi della storia mondiale d’oggi. Merito, però, a chi ne ha saputo trarre una narrazione leggibile e comprensibile; ed anche merito a chi non si lascia prendere dal livore sol perché le proprie idee non combaciano con le altre, com’è costume nella società d’oggi, come già detto. Il dibattito, infine, condotto dalla sapiente “regia” del direttore D’Errico, ha registrato un pubblico attento, tra cui anche il neo presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, che ha mostrato quanto sia più “audibile” dalla società civile un delicato ma pacato incontro culturale, pur se le posizioni politiche sono diverse, anziché farsi “ammaliare” da chi alza di più la voce o la “spara” più grossa.

Se si ritornasse a questo “stile di comportamento” di una volta, mostrando più rispetto per chi ascolta, senza farsi condizionare dai propri assiomatici convincimenti, la gente non solo si sentirebbe più sicura e rinfrancata verso il politico di turno che ha l’ambizione di rappresentare il “popolo”, ma accorrerebbe in massa alle urne, come una volta, certa di non essere “ingannata”.

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