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La riflessione
21 Febbraio 2026 - 08:52
È un assurdo caso di evidente malasanità quello che ha come teatro l’ospedale Monaldi e come vittima un bambino di soli due anni a cui è stato effettuato un trapianto di un cuore bruciato per effetto della cattiva conservazione - criolesione.
L'organo "bruciato" è un cuore proveniente da Bolzano, è stato danneggiato durante il trasporto, probabilmente a causa di un contatto diretto con ghiaccio secco o un malfunzionamento del contenitore, risultando "bruciato" dal gelo.
Si rileva dalle cronache che il danneggiamento dell'organo ed il suo trapianto - ha determinato nel bambino condizioni critiche e rendendo necessario un successivo trapianto che , ad oggi secondo gli esperti luminari di cardiochirurgia , chiamati a pronunciarsi sulla vicenda, non avrebbe possibilità di successo.
Drammaticamente si è appreso che è in corso la terapia del dolore ed iniziate le procedure del fine vita contestualmente sono cadute tutte le speranze dei suoi familiari che non vogliono rassegnarsi al triste epilogo. Intanto la procura di Napoli indaga ipotizzando il reato di lesioni colpose (e potenzialmente lesioni gravissime o colpa medica in caso di decesso o danni permanenti).
Le indagini mirano a individuare i responsabili del trasporto: coloro che hanno gestito il contenitore termico tra Bolzano e Napoli. Ma ci si chiede perché è stato accettato e trapiantato l’organo nonostante fosse visibilmente danneggiato.
Una catena di responsabilità da accertare che ha come inesorabile verdetto la compromissione delle chances di sopravvivenza di questo piccolo bambino che lotta tra la vita e la morte. In questa tragica vicenda viene in rilievo la responsabilità della struttura: l’Azienda Ospedaliera è responsabile per i danni causati dal proprio personale (dipendente o in convenzione) secondo il principio della responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.), riformata dalla legge Gelli-Bianco.
I danni risarcibili includono il danno biologico (lesione all'integrità fisica), il danno morale (sofferenza psicologica e il danno patrimoniale con spese mediche future, necessità di nuovi interventi). Lo sgomento della famiglia è acuito dal fatto che il bambino possa non essere più trapiantabile o presenti complicanze severe (reni, fegato, polmoni) aggravando così la posizione dei responsabili che, a vario titolo, hanno concorso nel determinare, l’assurda vicenda di malasanità.
Sospensione dei sanitari che hanno effettuato il trapianto, in via cautelare - il sequestro del materiale contenitore di trasporto e indagini sull’iter sanitario faranno chiarezza ma non ripareranno il danno cagionato e definito dai medici interpellati come irreversibile.
Una perizia medica potrà far emergere le complicanze e le cause che hanno determinato l’assurdo calvario legato al trapianto ma soprattutto l’iter complicato e palesemente errato per il piccolo e la sua famiglia e che nessuno dovrebbe mai attraversare.
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