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La riflessione
22 Febbraio 2026 - 16:45
Roberto Fico
Non può non suscitare notevole interesse l’innovativa introduzione nei programmi scolastici dell’insegnamento della “storia locale”, promossa dal ministro Valditara, per una serie di benefici che ne potranno derivare. In cima a tutti la conoscenza più approfondita del territorio, delle sue risorse e potenzialità di varia natura.
Parlando del territorio e del maggior rispetto che merita, è auspicabile ora che anche la “grande storia” risolva una grave e vecchia lacuna nel riservare più spazio alla divulgazione, allo studio di coloro che furono i primi a sostener e a dimostrare ladecisiva importanza per questo bene primario, motore di ogni sviluppo.
Ci riferiamo in particolare alla folta schiera degl’illuministi napoletani della metà del ‘700 - Antonio Genovese, Gaetano Filangieri, Bartolomeo Intieri e altri ancora - che ne indicarono le priorità, da dove partire: nuove leggi, agricoltura, costruzione di strade, acquedotti, regimazione delleacque per scongiurare il rischio di dissesti idrogeologici, frane, erosioni e smottamenti.
Un insieme di cose studiate e evidenziate tuttora attuali. Un modo nuovo di vedere le cose che, già in quel secolo, produsse risultati molto apprezzati nella Napoli di Carlo III di Borbone, sovrano illuminato che nel regno trasformò luoghi di atavici abbandoni in ben altro su cui contare, contribuendo a diffondere in ambiti sociali, seppur ristretti per quei tempi, la tendenza ad avere più fiducia nelle proprie possibilità per il raggiungimento di obiettivi più praticabili rispetto alle vocazioni dei luoghi.
Un discorso attualissimo da divulgare nelle scuole, rilanciare con coraggio e convinzione, a cominciare dal ruolo delle Regioni, ancora troppo accentratore, l’opposto di quello che ne ispirò lo spirito fondativo. Un segnale nel senso positivo appena detto, anche se in nuce, m’è parso di cogliere in una recente dichiarazione del presidente regionale dell’AnciCampania Francesco Morra.
Secondo il quale “Il confronto istituzionale con la Regione rappresenta la sfida giusta per costruire una strategia condivisa sul Turismo e la promozione territoriale, una promozione che dovrà partire dalla centralità dei comuni”. Giusto, dai comuni, i “cuori” dei territori, è da qui che bisogna ripartire.
Una Regione, seriamente consapevole della sua funzione, deve interrogarsi su indebiti e pregressi sconfinamenti. Il neo governatore Fico disse che sarebbe ripartito dalle “aree interne”, quindi dai comuni, lo dimostri da subito, fino ad oggi non c’è un solo indizio a farlo credere. Giusto quanto di recente ha dichiarato Enzo Maraia, assessore al Turismo, alla Promozione del Territorio su confronto e programmazione condivisa tra Regione e comuni “per costruire opportunità diffuse e rafforzare l’attrattiva complessiva”.
Altrettanto anche sulla logica di sistema che “renda la Campania, dalle aree interne alla costa, più forte e più riconoscibile sui mercati nazionali e internazionali”. Ma la “condivisione”, non è sempre rassicurante. Per esserlo la Regione non deve più far la parte del leone. Ciò vale anche per il delicatissimo comparto della Cultura che, dietro sigle progettuali suggestive nasconde “egemonie” non più accettabili.
Da tempo non si parla che di borghi, se ne tessono elogi, se ne studiano potenzialità, si tengono convegni sulla tradizione, dando così l’idea che qualcosa si muova. L’Appennino è il luogo di una grande civiltà, la forza del Paese. Un dato, non secondario da ricordare nella crescente odierna debolezza valoriale, dove sono racchiuse straordinarie memorie culturali, artistiche, devozionali, di vita comunitaria, decisiva nei secoli nel fronteggiare e superare ogni emergenza, di vario segno di calamità naturali e di carattere epidemico, nel sacrificarsi.
È stato un grande errore nel 2014 la soppressione degli enti provinciali del Turismo e delle Aziende autonome di soggiorno, un declassamento del territorio, accentrando tutto a palazzo Santa Lucia. Non se ne può più di un vasto contesto di precotti regionali, un “catering” valido per tutti i territori e gusti.
Eventi fatti passare per progetti, ma spesso solo compitini ripetitivi. A riguardo sento di dover ricordare il giudizio di un prestigioso intellettuale, l’indimenticabile collega e amico Francesco Durante che scrisse: “Qui non si premia l’idea, bensì il modo con cui viene portata a corte”.
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