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IL NOSTRO POSTO

Colmata, l’assordante silenzio dei… colpevoli

Ancora una volta l’incoerenza, o peggio, di certa politica, si è mostrata in tutta la sua mediocre evidenza

Colmata, l’assordante silenzio dei… colpevoli

Ancora una volta l’incoerenza, o peggio, di certa politica, si è mostrata in tutta la sua mediocre evidenza. Stavolta è il turno della colmata di Bagnoli e dell’assordante silenzio che sta accompagnando la posizione di Avs e in particolare dei Verdi che, rispetto alla riconversione di quell’area di Napoli, avevano invece sempre avuto una linea assai precisa.

Anzi, possiamo dire che, per decenni, il chiodo fisso su cui hanno battuto ad ogni discussione sul futuro della città è stato proprio quello di rimuovere la colmata. Addirittura erano stati ben due i ministri dell’Ambiente “targati” Verdi (Ronchi e Pecoraro Scanio) ad aver puntato il dito esclusivamente in quella direzione.

Senza poi dimenticare l’opera dell’attuale portabandiera del partito, quel Francesco Emilio Borrelli, sempre pronto, da anni e anni, a soffiare (fra l’altro) sul vento delle proteste dei bagnolesi di fronte all’immobilismo per rivendicare per Bagnoli questa, e soltanto questa, prospettiva.

A chi ha memoria riecheggeranno nella mente pure certe roboanti dichiarazioni: via la colmata o niente regata! Di quel fervore ambientalista che ne è stato? Evidentemente l’ha portato lontano il vento, esattamente come accadrà con le imbarcazioni dell’America’s Cup che il prossimo anno prenderanno il via proprio da quello specchio di mare!

Infatti, di fronte alla scelta del sindaco, commissario straordinario per Bagnoli (coi soldi del Governo, beninteso) di imboccare la strade della “tombatura” invece della “rimozione”, non una sola, sia pur flebile, vocina si è levata dalle anime belle di questa sinistra dalla doppia morale per contrastare - nel nome di “battaglie” condotte a colpi di “no pasaràn” - la direzione presa dall’Amministrazione comunale.

Intendiamoci, la decisione di porre fine a decenni di immobilismo mediocre e di metter mano al Puc di Napoli, cancellando alcune insensate ingessature del territorio nel nome di una tutela ambientale tanto rigida quanto ipocrita di fronte alla realtà urbanistica cittadina, mi vede sicuramente d’accordo.

Naturalmente, mi sarebbe piaciuto pure che si riconoscesse che la svolta, e lo stesso arrivo a Napoli della più grande manifestazione velistica mondiale, sono frutto praticamente della sola visione strategica, dell’impegno e della determinazione del Governo di centrodestra, ancora più apprezzabili perché realizzate senza guardare ai “colori” politici di chi governa la città e la Regione da decenni, ma pensando a dar finalmente vita a dinamiche di sviluppo e di crescita dopo tanti pelosi e inconcludenti bla, bla, bla...

Però, si sa che la riconoscenza e la correttezza istituzionale non sono esattamente nel dna della sinistra italiana. Ma questa è un’altra storia. Ciò detto, cestinare decenni di dichiarazioni pseudo ambientaliste e persino abbandonare a loro stessi e al loro destino, sia pur sterile, i comitati, i “movimentini” alternativi e le associazioni dell’area di Bagnoli, ci dà la cifra esatta e la caratura di questa politica.

Anche perché, diciamocela tutta, non c’è stato da parte loro nessun ravvedimento operoso rispetto alle scelte di merito su Bagnoli, ma semplicemente la più plastica delle convenienze ad assecondare il percorso intrapreso.

Una convenienza dettata dal fatto che i Verdi sono parte, pienamente consociativa, di un “campo largo” che somiglia sempre più ad un semplice comitato per la gestione del potere, nel quale persino valori, idee e progetti dei partecipanti alla spartizione non hanno alcuna importanza, tanto che si ha la sfrontatezza di evitare finanche di spiegare le ragioni che portano a mutare rotta e a rinnegare la propria storia.

Quel che conta infatti è unicamente il poter sedere al tavolo giusto per garantirsi vantaggi individuali e poco importa se questo impone di mandare al macero tutto quello per cui si è ricevuto consenso da una parte dei cittadini. Il tacere di fronte ad alcune inchieste della magistratura rispetto alla riqualificazione di Bagnoli e ai possibili rischi per la salute dei residenti, fatto da parte di persone che, sul sensazionalismo giudiziaria, hanno costruito la propria immagine pubblica ne è l’ulteriore riprova, ancora una volta a prescindere dal merito delle questioni.

Comportamenti come questi - ancor di più nel Nostro Posto - colpiscono nel profondo la fiducia stessa del cittadino nelle Istituzioni, rendendole ancora meno credibili e più lontane, e trasferendo la percezione della condotta politica come di un’azione mutevole e senza alcuna identità, condizionata esclusivamente da interessi personali piuttosto che ispirata al dovere di agire per il bene della collettività e nel nome dei propri principi.

Spiace davvero dirlo, ma sono proprio queste condotte a trasformare il munus publicum in una mediocre e grottesca caricatura di quello che dovrebbe essere l’impegno pubblico. Uno spettacolo inaccettabile, riprovevole e mortificante ma che, se non altro, ha il pregio di indicare ai nobili di cuore e puri di mente - che, per fortuna, sono assai di più di quanti i mercanti del consenso ci vogliono far credere - qual è il cammino che bisogna intraprendere per restituire dignità alla politica.

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