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La riflessione

Usa: presidenti pacifisti che poi scesero in guerra

Questi “tradimenti“ dell’elettorato non hanno portato bene ai loro autori

Usa: presidenti pacifisti che poi scesero in guerra

Donald Trump

Donald Trump si è unito ai presidenti del passato eletti con la promessa di finire le guerre, ma che poi le hanno incrementate. L’esempio più clamoroso fu quello di Woodrow Wilson, rieletto nel 1916 con lo slogan di aver tenuto fuori gli Stati Uniti dalla Prima guerra mondiale, ma che dichiarò guerra alla Germania nell’aprile 1917 e soprattutto firmò una pace, quella di Versailles, che violava i suoi proclamati principi di autodeterminazione dei popoli e tradì le promesse che la sua guerra non era contro il popolo tedesco, ma contro il militarismo prussiano e l’autocrazia del Kaiser. In questo modo pugnalò la democratica Repubblica di Weimar che i tedeschi in ossequio alle sue richieste avevano stabilito facendo cadere il Kaiser, dando il governo ai socialdemocratici e firmando l’armistizio.

Clamoroso anche il presidente Lyndon Johnson: nel 1964 stravinse le elezioni presentandosi come il candidato della pace e annientò il suo avversario repubblicano di destra Barry Goldwater paventando il pericolo di guerra nucleare se quest’ultimo avesse vinto, ma poi mandò 550.000 soldati americani in Vietnam per 4 anni e così distrusse la sua presidenza. In tempi più recenti Obama fu eletto perché era stato l’unico importante democratico ad opporsi alla guerra in Irak ed ottenne un premio Nobel per la Pace prima ancora di entrare in carica. Tuttavia attaccò poi la Libia, iniziò l’operazione Tymber Sycamore per far cadere Assad in Siria e bombardò anche in Yemen, Somalia, Pakistan, Irak oltre a continuare la guerra in Afghanistan. Questi “tradimenti“ dell’elettorato non hanno portato bene ai loro autori. Johnson fu l’unico presidente in carica rieleggibile a non ricandidarsi; l’erede di Wilson (già sconfitto alle elezioni di Midterm), James Cox, subì alle elezioni del 1920 la più grande sconfitta della storia Usa in termini percentuali; Obama fu rieletto di misura alle elezioni del 2012, ma contro un avversario più interventista di lui (Mitt Romney), perse clamorosamente le due elezioni di midterm al Congresso, e la sua erede Hillary Clinton venne sconfitta contro tutte le previsioni da Trump. Anche allora egli si era presentato come il candidato della pace e aveva vinto la nomination repubblicana  denunciando fortemente l’invasione dell’Irak di George Bush jr.

L’attacco all’Iran è osteggiato dalla maggioranza degli americani e da importanti ex forti sostenitori repubblicani del presidente come Tucker Carlson, Candace Owens, Marjorie Taylor Greene e apprezzati esponenti repubblicani come il senatore e medico Rand Paul e il deputato e importante ingegnere Thomas Massie hanno cercato di bloccarlo anche unendosi ai democratici. Quest’ultimo, guadagnandosi l’inimicizia totale del Tycoon, è stato con la Taylor Greene decisivo per costringere Trump a rilasciare i file del pedofilo Jeffrey Epstein, suicidatosi in carcere in circostanze non del tutto chiare, il quale aveva una rete di stretti contatti e rapporti con l’establishment (soprattutto liberal-progressista e globalista) politico ed economico non solo americano e che era stato amico di Trump. Il presidente aveva riaffermato i suoi propositi di pace nel suo discorso inaugurale e anche in molti altri nei primi mesi della sua presidenza come a Riad nel  maggio 2025, quando condannò fortemente le politiche interventiste passate in Medio Oriente e i Neocons, i famigerati dominatori della politica estera americana da Clinton in poi, legatissimi al cosiddetto Deep State e al complesso militare-industriale Usa, grandi sostenitori della necessità dell’interventismo militare per esportare la loro democrazia. Certo, se la guerra continua a lungo, Trump avrà grandi difficoltà. Anche Saddam Hussein attaccò l’Iran nel 1980 credendo in una facile vittoria.

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