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La riflessione

La sfida America‘s Cup? Spetta alla città vincerla

Il nuovo corso di Bagnoli non poteva presentarsi nel modo migliore

La sfida America‘s Cup? Spetta alla città vincerla

Potrà essere scontato dirlo, ma giova ricordarlo: è sempre un’impresa ardua definire Napoli. A confermarlo è la sterminata serie di aggettivi qualificativi collezionata nei secoli, in cui ci si smarrisce. Si va da “abondevole, gentile e insidiosa” riservatigli da Boccaccio e Petrarca, alla “beata” come la chiamò il Pontano. Poi, nel ‘600, “Città dei forestieri”, antesignana dell’odierno “overturismo” e verso la fine del 1700 meritevole di un trittico elogiativo - “Divertente, stravagante e allegra” - tributatogli daGoethe nel suo “Viaggio in Italia”. Da grande ammiratore arrivò a esaltare addirittura ciò che tanti altri non hanno mai riconosciutoai napoletani: “L’amore per il lavoro. Non essere mai oziosi”. A voltare pagina però fu il filosofo e scrittore Walter Benjamin con un plateale “città porosa” in cui ne fece risaltare la mescolanza e la contraddittorietà di sensazioni e di comportamenti.  Appunto “inafferrabile”, venutoci in mente in questi giorni nel cinquantenario della scomparsa del poeta Alfonso Gatto che la giudicò tale. Un termine, a ben riflettere, calzante per meglio capire anche il “conflitto” in corso tra la cittadinanza e l’amministrazione sul travagliato destino dell’area di Bagnoli, dove sorgeva l’Italsider, poi demolita per la crisi dell’industria di base, e la sua rigenerazione rimasta un miraggio.

Le associazioni del territorio rivendicano il diritto elementare alla partecipazione e alla sicurezza sanitaria in un’area che ha atteso la bonifica inutilmente da decenni. La protesta della cittadinanza nasce nonsoltanto sull’opportunità o meno di ospitare l’’America‘s Cup ma soprattutto sul metodo con cui si è calata dall’alto la “rigenerazione” di Bagnoli e dell’ex area industriale. L’amministrazione comunale non ha dubbi sulla sua azione sia da un punto di vista ambientale che procedurale, convinta che non si possa perdere altro tempo per realizzare un’opera così importante. Da snodo epocale tra un “prima” fallimentare e un “dopo” più credibile. Dall’elezione di Bassolino a sindaco di Napoli neldicembre del 1993 ad oggi non si è parlato d’altro che di “Bagnoli Futura”, la madre di tutte le progettualità vecchie, nuove e avveniristiche, rimaste sulla carta per il giallo dei bonifici fatti e delle bonifiche non fatte. Saltato il progetto originario, per una serie d’inadempienze e di puntigliosi no ideologici all’apporto risolutivo dei privati, avendo finalmente un governo - il Governo Meloni - recuperato un’opera da tempo programmata e ormai compromessa, tuttavia molto qualificante per la città sotto ogni profilo, oggi è la concretezza da far valere. Ogni altro discorso confermerebbe la “inafferrabilità” di Napoli.

L’evento internazionale dell’America‘s Cup a Bagnoli non potrà mai snaturare la rigenerazione di quell’area ma servire già a prefigurarne orizzonti più gratificanti per la nuova Bagnoli, dopo tante amare delusioni dell’ultimo trentennio amministrativo. Ogni altro discorso sarebbe un arretramento. Il consiglio più illuminato in questa circostanza paradossalmente si può ricavare da alcunelontane considerazioni fatte venticinque anni fa dal filosofo Biagio de Giovanni nella prefazione a uno degli studi più rigorosi e acuti sulle problematiche napoletane dal titolo “Napoli diagnosi di una città” di Caterina Arcidiacono per conto della Fondazione Laboratorio Mediterraneo. Sintetizzabili in poche e giudiziose parole quando De Giovanni dice: “In una città sospesa fra tradizione e modernità serve saper recuperare il diritto alla normalità e innestare su questo il discorso sul futuro di Napoli, raccordando passione e ragione insieme per trovare un equilibriofra idea di comunità e idea di società civile. Dove l’idea di appartenenza esca dalle chiusure di quartiere per diventare orizzonte, ormai bisogno, in grado di trasformarsi in domanda attiva di diritti civili e sociali”. Il nuovo corso di Bagnoli non poteva presentarsi nel modo migliore con l’evento internazionale dell’America’s Cup, nella prospettiva, ormai certa della realizzazione di un’opera tra le più competitive al mondo. Ora,prima delle regate, c’è una sfida che spetta alla città vincere nel suo insieme.

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