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Sorteggio unica via per spezzare il sistema

Chissà perché la “vicenda Palamara” fa venire in mente gli studi antropologici di René Girard

Sorteggio unica via per spezzare il sistema

Chissà perché, la “vicenda Palamara” fa venire in mente gli studi antropologici di René Girard. Nelle società primitive, la violenza generata dall’emulazione si scarica su un “capro espiatorio”, il cui sacrificio rituale è vissuto inconsciamente dalla Comunità come vera eliminazione del “colpevole”.

Le società moderne, sparita l’interiorizzazione del “sacro”, non possono più ricorrere al sacrificio fisico ritualizzato, e quindi utilizzano forme di violenza simbolica. La atomizzazione dello scontro si risolve in innumerevoli micro-conflitti quotidiani in microcosmi ben definiti, come – ad esempio – l’Associazione Nazionale Magistrati.

L’emulazione che esplode con la “autopromozione” (come pudicamente la Procura generale della Cassazione chiama la ricerca di raccomandazioni) genera una serie infinita di micro-conflitti per  accaparrarsi i posti dirigenziali, una folle corsa ad intassellare il proprio “particulare” nella tarsia correntizia degli incarichi.

Tutto si sviluppa nell’indignazione costante dell’Anm ad ogni “insinuazione” che tende a “delegittimare la magistratura”, le correnti non sono centri di potere sono “garanzia di pluralismo culturale”, non c’è nessun manuale Cencelli, sono i nemici della Magistratura a dirlo.

La Magistratura che “colpisce i potenti” i “poteri forti” che tendono a “far pagare” ai “Puri” magistrati il loro “coraggio” (a dire il vero, i “poteri forti” non sono mai stati intaccati dalla magistratura. La grande finanza, le agenzie di rating, i centri di potere bancari non sono mai stati sfiorati dalle inchieste, ma la “autopromozione” della magistratura non è solo un “vizietto” individuale, è anche un rito collettivo celebrato con enfasi dall’Anm.

Poi … c’è il granello di sabbia che si insinua nel meccanismo perfettamente oleato e protetto da una coltre di silenzio.
Il “motore immobile ma non tanto” di tutto l’ingranaggio correntizio è il pm Luca Palamara, al vertice dell’Anm dal 2008 al 2012 e membro del Csm tra il 2014 e il 2018.

Il suo telefono è sotto controllo. Dalle sue chat emerge in tutta la sua crudezza il funzionamento del “sistema”. Emerge chiaro l’utilizzo del manuale Cencelli per il conferimento degli incarichi dirigenziali ai magistrati, emerge chiaro che chi aspira ad un incarico dirigenziale non “autopromuove” i suoi meriti professionali, ma i suoi meriti e le sue “vicinanze” correntizie, emerge chiaro che l’organo di autogoverno del terzo potere dello Stato è prigioniero di un’associazione di diritto privato che ne permea tutti i gangli.

Ed ecco il “sacrificio rituale”, ecco il “capro espiatorio” studiato da Girard, con tutte le evidenze del fenomeno che si inverano esattamente come evidenziato dall’antropologo francese: la caccia al responsabile per spiegare i propri mali, come negli anni Ottanta era avvenuto con Giovanni Palaia.

Chiaro il meccanismo della replica continua del “sacrificio rituale”: la vittima sacrificale è essa colpevole di tutti i mali che affliggono quel microcosmo, onde dare a sé stessi, ma – soprattutto – all’esterno che l’uccisione simbolica del capro porta con sé il male e lo allontana definitivamente.

Il messaggio è quello: il meccanismo rivelato dalle chat di Palamara è un meccanismo malato, patologico. Il bubbone è Palamara, solo Palamara. Prima e dopo di lui solo trasparenza e imparzialità.

Non è così e lo sanno tutti. Nel 2010 non Palamara, ma uno dei “capi storici” di Magistratura Democratica (oggi uno dei più accaniti sostenitori del “no” al referendum), Edmondo Bruti Liberati, all’epoca Procuratore Capo di Torino, diceva al suo aggiunto Alfredo Robledo: «Ricordati che al Plenum sei stato nominato Aggiunto per un solo voto di scarto, e che questo è un voto di Magistratura Democratica. Avrei potuto dire ad uno del miei colleghi al Csm che Robledo mi rompeva coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto, che poi avremmo sbattuto all'esecuzioni».

Bruti Liberati ha una cambiale da far pagare a Robledo: sono stati “i suoi” a farlo nominare aggiunto, la porta all’incasso ricordando il “favore” che gli deve il suo aggiunto, e dice chiaramente che un aggiunto “non gradito” sarebbe stato seppellito in un ufficio – punizione. Palamara non era ancora al Csm.

Non crediamo che gli elettori possano essere ingannati dal “sacrificio rituale” di Palamara. Il sorteggio è l’unica strada per uscire da quel groviglio che è la degenerazione correntizia. Perciò occorre confermare questa riforma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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