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Un altro fallimento figlio di tanti errori. Ora Gravina deve salutare e andare via

Bisogna fare i conti con un sistema che non funziona da anni

Un altro fallimento figlio di tanti errori. Ora Gravina deve salutare e andare via

Un’altra delusione. Un altro fallimento figlio di tanti errori. Non si va neanche questa volta al Mondiale. Si resta a casa per la terza volta consecutiva. Non può essere un caso che per tre edizioni l’Italia non partecipazione alla massima competizione calcistica del pianeta. C’è delusione per l’epilogo di ieri sera a Zenica. C’è rabbia per non essere riusciti a qualificarsi prima e per essere arrivati nuovamente ai play off per poter andare avanti.

Stavolta è stata la Bosnia a dare il benservito al nostro pallone. Dzeko e soci hanno fatto la loro partita sfruttando le difficoltà di una Nazionale che dopo il gol di Kean ha mostrato delle pecche. A completare l’opera ci ha pensato Bastoni. Che si è fatto espellere alla fine del primo tempo. Ma al di là dell’aspetto prettamente sportivo. Bisogna fare i conti con un sistema che non funziona da anni. Basti ricordare che anche nel 2022 il presidente federale era Gravina. Si sarebbe dovuto dimettere già allora ed, invece, è voluto rimanere seduto sulla sua sedia. E questi sono i risultati.

Ha avuto un bel po’ di tempo per rimediare. Ed, invece, è passato da Mancini a Spalletti fino ad arrivare a Gattuso. Ringhio è l’unico che non ha colpe. Anzi, ha fatto quello che ha potuto con il materiale umano che ha avuto a disposizione. La verità è che il nostro calcio non esprime più talenti. Non ci sono più grandi calciatori. Nelle venti squadre di Serie A si contano sulle dita di una mano gli italiani. A fare numero ci sono i naturalizzati.

Per il resto solo stranieri che vengono a guadagnare a casa nostra. Anche meritatamente. A prescindere dai discorsi il signor Gravina deve andare via. Deve salutare velocemente passando la mano a prescindere dai tanti voti che si è conquistato nel corso dei suoi mandati. Solo così può cambiare qualcosa. Intanto restiamo di nuovo a casa.

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