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Il Sud tra stabilità e occasioni mancate: banche e geopolitica

Il sistema bancario potrebbe essere vettore di sviluppo, ma la distanza tra potenziale e realtà resta ampia

Il Sud tra stabilità e occasioni mancate: banche e geopolitica

“Il futuro dell’economia: tra stabilità, innovazione e crescita”, tema del convegno della Fondazione Banco di Napoli, sintetizza le tensioni del sistema globale: bassa produttività, invecchiamento e frammentazione geopolitica. Fattori ormai strutturali che impongono una revisione dei modelli di sviluppo.

In questo quadro, il ruolo dei sistemi finanziari nel sostenere l’economia reale assume rilievo, soprattutto osservando il Mezzogiorno: area centrale nel Mediterraneo ma incapace di trasformare tale posizione in vantaggio competitivo. Le banche emergono come attori di politica economica.

Come evidenziato da Orazio Abbamonte, la loro funzione non è più solo legata all’intermediazione: l’allocazione del credito incide direttamente sullo sviluppo territoriale. Tuttavia, manca una strategia coerente. Ignazio Visco ha sottolineato come gli shock energetici e geopolitici, agendo sull’offerta, riducano l’efficacia della politica monetaria, con effetti più pesanti nelle aree fragili. Il nodo degli investimenti resta cruciale.

Secondo Antonio D’Amato, il problema non è la scarsità di capitali ma l’incertezza normativa, che frena decisioni di lungo periodo. A ciò si aggiungono il declino manifatturiero europeo e una transizione energetica disordinata. Il Sud continua così a essere percepito come periferia, non come piattaforma logistica e industriale.

Il Pnrr ha sostenuto la crescita recente, come ricordato da Federica Brancaccio, ma senza continuità strategica il suo effetto rischia di esaurirsi. Il sistema bancario, come osservato da Giuseppe Castagna, è oggi più solido, ma opera in un contesto incerto: senza indirizzo strategico, il credito rischia di non sostenere uno sviluppo equilibrato.

La dimensione geopolitica, richiamata da Pasquale Terracciano, accresce la vulnerabilità dei territori meno strutturati. Il Mediterraneo torna centrale, ma il Sud non riesce a posizionarsi come hub. Anche innovazioni come l’euro digitale, evidenziate da Piero Cipollone, possono ampliare i divari senza una strategia territoriale.

Il quadro europeo appare quindi privo di piena coerenza politica. Il sistema bancario potrebbe essere vettore di sviluppo, ma la distanza tra potenziale e realtà resta ampia. Emblematico il richiamo al Banco di Napoli, storica istituzione capace di connettere credito e territorio.

La sua scomparsa, ricostruita da Rey e Giannola, rappresenta la perdita di un modello di sviluppo. Il Mezzogiorno resta così sospeso tra centralità geografica e marginalità strategica. Senza stabilità normativa, continuità negli investimenti e coordinamento europeo, il rischio è consolidare un’altra occasione mancata.

Da qui il ritorno del tema di una banca del Sud: non nostalgia, ma esigenza operativa. Un istituto radicato, capace di orientare il credito e mobilitare risorse locali, potrebbe colmare il divario tra potenziale e sviluppo. La fattibilità tecnica esiste. Ciò che manca è una massa critica politica e istituzionale. Senza di essa, anche le future opportunità resteranno inesplorate. 

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