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la riflessione

E adesso andiamo avanti spediti senza tentennamenti

Sul referendum non c’è più nulla da dire. Solo la sinistra può ancora discuterne per capitalizzare ancor più il suo risultato e cercare di trarne vantaggi politici

E adesso andiamo avanti spediti senza tentennamenti

Gianmarco Mazzi

Sul referendum non c’è più nulla da dire. Solo la sinistra può ancora discuterne per capitalizzare ancor più il suo risultato e cercare di trarne vantaggi politici. Il Governo e la premier in primis hanno ottenuto le dimissioni dei tre presunti responsabili dell’insuccesso elettorale per motivi assai diversi l’uno dall’altro e non sembrano intravedersi altri ostacoli al prosieguo dell’azione di governo in quest’ultimo anno di legislatura che ci porterà alle nuove elezioni politiche.

Occorre immediatamente archiviare le polemiche seguite all’esito del referendum e la tempestività con la quale si è risolto il caso del Ministero del Turismo, con le dimissioni della Santanché, è stato molto apprezzato come momento di svolta dell’azione di governo e come necessità di imprimere maggiore credibilità al profilo istituzionale dell’Esecutivo, libero da personaggi divenuti controproducenti.

Ieri è stato nominato Gianmarco Mazzi nuovo ministro, mentre non ci appare per nulla necessario procedere alla sostituzione del sottosegretario Del Mastro al Ministero della Giustizia, poiché questo avvicendamento, in quel ruolo, potrebbe scatenare le legittime aspirazioni di tanti personaggi politici, la qual cosa si potrebbe ritorcere in termini polemici e conflittuali in seno all’Esecutivo.

Circostanza che sarebbe più opportuno evitare ad ogni costo. Piuttosto occorrerebbe concentrare la comunicazione esterna dei Gruppi Parlamentari e dell’Esecutivo regolamentandola in maniera più efficace attraverso interviste alla stampa fornite esclusivamente dai capigruppo (Senato e Camera) e dai singoli ministri o altri autorevoli componenti del Governo, o dei loro portavoce.

Tanto per uniformare e rendere “politicamente univoca” la comunicazione istituzionale e i rapporti con la stampa. Sarà utile, se non prioritario, orientare l’interlocuzione con la stampa sui temi dell’economia che sono, a nostro avviso, fondamentali per l’azione di governo e certamente i più interessanti e graditi, dal mondo delle imprese, alle famiglie.

Occorrerà necessariamente rendere di pubblico dominio, attraverso una campagna di stampa “intensiva” i risultati più che lusinghieri ottenuti in questi ultimi anni di governo Meloni, in ordine ai dati eccezionali sull’occupazione in Italia, soprattutto femminile, ai valori entusiasmanti delle esportazioni estere delle nostre imprese e, più ancora, insistere sugli esiti e le rilevazioni dell’Istituto internazionale Moody’s che ha sottolineato il “graduale consolidamento di bilancio dell’Italia che risulta, allo stato, credibile e realizzabile”.

Ciònonostante le prospettive di crescita siano esposte al rischio di uno scenario più avverso qualora si prolungasse ulteriormente il conflitto con l’Iran. Pertanto, andrebbe sottolineato più e più volteche il conflitto mediorientale coinvolge negativamente e nella stessa misura l’intero continente europeo e tutto il mondo occidentale.

Non certo un “inconveniente” tutto italiano, come si affannano ad “abbaiare” i soliti noti dell’informazione taroccata progressista. La crisi petrolifera conseguente al conflitto e gli aumenti dei prezzi dell’energia, con una sorta di effetto domino, sta condizionando i governi di mezzo mondo e li spinge a misurarsi, loro malgrado, con misure tampone per arginarne le criticità e gli effetti sui mercati.

Ciò accade anche in Italia, ove tempestivamente e alacremente si lavora per porre in essere misure adeguate ed efficaci per il contrasto di questi elementi perniciosi.

Ma alle forze politiche di opposizione, in questo scenario per loro idilliaco quanto imprevisto, non bastano le iniziative governative messe in campo in questi giorni per fronteggiare gli accadimenti sfavorevoli prodotti dalla escalation militare in Medio Oriente e mitigare l’impatto su imprese e famiglie: dal rilascio delle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare il mercato, attraverso una quota di oltre 10 milioni di barili di greggio immessi sul mercato nazionale, al contenimento della domanda energetica attraverso la promozione del telelavoro, la riduzione della velocità in autostrada, limitazioni all’uso del gas per riscaldamento o condizionatori elettrici negli uffici pubblici.

E poi controlli mirati ed efficaci della Guardia di Finanza per monitorare prezzi e applicare sanzioni per imprese petrolifere o singoli gestori di impianti che operassero speculazioni sull’applicazione di tariffenon giustificate dei carburanti. E ancora l’abbassamento di talune accise applicate ai carburanti, per compensare gli aumenti attuali alla pompa.

Disposizioni governative tutt’ora in piena evoluzione che presuppongono ulteriori interventi rivolti al contenimento dei prezzi del petrolio. Tuttavia, non sono solo i governi nazionali dei Paesi Ue che risultano impegnati sulla individuazione di misure anche strutturali che possano dare respiro al mercato petrolifero.

Va segnalata infatti l’iniziativa del paesi del G7 rappresentati dai ministri dell’Economia e dai presidenti delle banche centrali dei Paesi membri che si dichiarano disposti a qualsivoglia misura straordinaria per preservare la stabilità del mercato petrolifero. Si pensa ad uno scudo per arginare lo shock energetico che potrebbe anche prevedere l’aumento dei tassi bancari a livello internazionale per contenere gli ulteriori effetti inflattivi sui mercati.

E a tal proposito si registra già la tendenza, in moderata crescita, dell’inflazione nei paesi dell’area euro intorno al 2,7%. Molto meglio sta andando alla sola Italia ove il tasso di inflazione rimane ancorato all’1,7%.

Ciò grazie al mercato del lavoro più solido, al sistema bancario italiano mai così redditizio e ben patrimonializzato, ai conti di banca d’Italia tornati in utile dopo due anni difficili con 3 miliardi di utile netto, di cui un miliardo e 200 milioni trasferiti allo stato quale corresponsione dei dividendi.

Una situazione davvero complicata che abbiamo avuto modo di assistere già in occasione della invasione russa in Ucraina con il blocco delle forniture di greggio ai paesi europei. Crisi che sembrava inarrestabile e senza alcuna possibilità di risoluzione per l’Europa.

E ricorderete che fu proprio l’Italia a rimboccarsi le maniche e a cercare nuovi mercati di approvvigionamento del petrolio e del gas nei paesi del nord Africa e della penisola arabica. Riuscendo brillantemente a rinegoziare prezzi e quantità di petrolio che oggi già arrivano regolarmente in Italia (e altri partner europei, grazie all’Italia) tramite appositi gasdotti e apposite petroliere provenienti in particolare dalla Algeria.

Sin dal 2022 in pieno conflitto russo-ucraino. Forniture di greggio dall’Algeria che rappresentano, allo stato, oltre il 30% del fabbisogno italiano di combustibile e che “raffreddarono” efficacemente il blocco delle forniture disposte dalla Russia.

Il nostro Paese, con l’azione già avviata e forte dell’esperienza del conflitto in Ucraina, sta già verificando con ulteriori partnerstrategici africani e medio orientali la possibilità di sostituire le forniture di petrolio che vengono attualmente bloccate dall’Iran nello stretto di Hormuz, attraverso le rotte tranquille del mediterraneo normalmente adoperate dai Paesi Nord Africani, quali la Libia, con il quale Paese già esistono rapporti più che consolidati con l’Eni e l’Egitto.

O le rotte dell’Oceano Atlantico, anch’esse sicure, per Paesi come il Mozambico, la Nigeria, l’Angola e la Repubblica del Congo, con i quali già esistono proficui rapporti con l’Italia grazie anche al cosiddetto Piano Mattei di collaborazione economica con realtà di sottosviluppo cui il nostro Paese si candida a riqualificare e sanare economicamente.

Anche alla luce di tali recenti precedenti siamo certi che il governo Meloni saprà trovare ulteriori vie d’uscita efficaci per superare questa nuova crisi petrolifera prodotta da conflitti irragionevoli e devastanti. Così come confidiamo sul buon senso e la ragionevolezza dei belligeranti perché cessino le armi al più presto e si possa assicurare al mondo intero un periodo di pace e prosperità, a partire da quei popoli travolti da guerre incomprensibili e anacronistiche. 

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