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L’INTERVENTO
05 Aprile 2026 - 08:00
È festa oggi al Vomero per una delle manifestazioni più conosciute e datate del capoluogo partenopeo, risalente addirittura al 1400: la processione del Gesù Risorto, nota come “Mistero di Antignano“, che si è sempre svolta tradizionalmente la domenica di Pasqua nel borgo Antignano.
Una festa antichissima della quale parla anche Bidera nel suo libro “Passeggiata per Napoli e contorni“, scritto a metà dell’ottocento. Riferimenti a questa festa sono presenti pure nel volume di Carlo Augusto Mayer “Vita popolare a Napoli nell’età romantica“ nonché nell’archivio di Stato di Napoli dove si trova la copia di un rapporto inviato al Questore di Napoli dal delegato di pubblica sicurezza del villaggio Vomero, redatto in data 27 marzo 1873, dove il funzionario in questione esprimeva il suo “contrario avviso di annuire alla domanda“ di celebrare la festa adducendo a motivi “un probabile turbamento dell’ordine pubblico”.
Ma la festa si tenne lo stesso e con cadenza annuale arrivò sino ai nostri giorni, interrompendosi, solo a metà degli anni ’60 del secolo scorso ma riprendendo regolarmente dal 1993 a tutt'oggi, mantenendo sempre le antiche suggestioni del borgo Antignano, sorto in epoca greco-romana come nucleo rurale. Borgo legato anche al primo miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, proprio nel territorio del Praedium Antinianum, tappa obbligata, in epoca romana, lungo la via Puteolana che, per colles, collegava la città flegrea a Napoli.
Il miracolo sarebbe avvenuto durante una pausa della processione liturgica organizzata dalla diocesi di Napoli e della Campania per la traslazione del corpo e della testa di San Gennaro dall’agro marciano, dove era la sepoltura, alle catacombe di Capodimonte, attuale dimora delle spoglie del santo.
Il corteo assistette al miracolo quando, Eusebia, la nutrice del santo, nata e residente proprio nel borgo Antignano, si avvicinò al vescovo Severo, donandogli le ampolle contenenti il sangue del martire, raccolto, come si usava all’epoca, presso la solfatara all’atto del martirio, e custodite dalla stessa nutrice per anni.
La storica processione di Gesù Risorto si svolge con i fedeli del quartiere che portano in spalla quattro statue, tutte realizzate in legno dipinto: il Gesù Risorto, la Madonna, Maria Maddalena e S. Giovanni Evangelista, custodite nella chiesa della congrega del Rosario, la chiesa di Santa Maria della Libera. Le statue, durante il rito, “parlano” simbolicamente tra loro nell'incontro al largo Antignano, con gesti teatrali come l’inchino e il velo che si solleva.
La processione parte con la statua di Gesù Risorto che esce per prima la mattina di Pasqua e viene nascosta nel vicoletto di Antignano. A metà mattinata anche le altre tre statue lasciano la chiesa, portate in processione per le strade del Vomero fino al largo Antignano.
Qui la statua della Madonna invita quelle di Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista ad andare a cercare Gesù, annunciano, dopo averlo trovato, la resurrezione alla Madonna velata di nero, inclinandosi simbolicamente. Al volo delle colombe avviene l’incontro tra Gesù e la Madonna con quest'ultima che, mentre prima esprimeva dolore e lutto per la crocifissione, rimanendo immobile e incappucciata, poi, allo squillo di tromba, corre verso lo slargo, lascia cadere il velo nero scoprendo un bellissimo abito bianco, manifestando esultanza e gioia materna, condivise con i fedeli con spari e coriandoli.
L’incontro tra Gesù Risorto e la Madonna nel “Mistero di Antignano” simboleggia la gioia della Resurrezione, trasformando il dolore del lutto in un annuncio di vittoria sulla morte. Il corteo, coinvolgendo migliaia di persone, prosegue poi lungo via Luca Giordano, via Scarlatti e piazza Vanvitelli, riportando alla fine le statue nella chiesa di partenza.
Una manifestazione che rappresenta un vero e proprio “teatro religioso” tipico napoletano, trasformando Antignano in un palcoscenico vivente della Pasqua. Il rito simboleggia la gioia della Resurrezione in un quartiere antico, tra vicoli storici e il “muro finanziere” borbonico. Un evento di grande rilevanza per il Vomero ma anche per tutta la città che continua così a tramandare una delle sue manifestazioni più popolari e antiche.
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