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L’EDITORIALE
05 Aprile 2026 - 08:02
Le “feste”, come si diceva una volta con una sola parola capace di racchiudere tanti significati, valori ed emozioni, rappresentavano un momento speciale nella vita delle nostre comunità. Non era necessario aggiungere altro: bastava quel termine per evocare un tempo diverso, fatto di incontri, di affetti ritrovati, di gesti semplici ma profondi.
Le festività erano l’occasione per riannodare consuetudini familiari che durante l’anno si erano allentate, per riascoltare la voce di vecchi amici, per fermarsi un attimo e coltivare con più attenzione i rapporti umani. Non erano soltanto giorni di celebrazione, ma momenti dedicati alla cura della comunità e dei legami sociali.
Questo clima antico mi è tornato alla mente nei giorni scorsi, conversando con un anziano artigiano del centro storico. Un uomo che sembrava uscito da una pagina di “L’Oro di Napoli”, uno di quei personaggi popolari nei quali si mescolano esperienza, ironia e una saggezza semplice ma penetrante.
Dal suo osservatorio di strada - una piccola bottega con un gazebo sopravvissuto all’assedio sempre più invadente dell’overtourism - continua a incollare scarpe di marca, a dispensare consigli, a osservare il mondo che gli passa davanti. Le notizie le ascolta da una vecchia radiolina appesa al muro, fedele compagna di giornate.
A un certo punto mi ha posto una domanda tanto semplice quanto difficile: «Voi me lo potete spiegare perché si parla tanto di pace nel mondo, si organizzano manifestazioni contro la guerra e gli spargimenti di sangue… e poi a casa nostra succede il contrario?».
E ha aggiunto: «Qui è una guerra continua tra i politici, da Roma fino all’ultimo paese d’Italia». Per definire tutto questo ha usato una parola insolita ma efficace: “bugiardaggine”. Un termine che, solo a sentirlo, restituisce bene il senso del clima pesante che spesso caratterizza la contrapposizione permanente nella vita pubblica.
Non è facile dare una risposta convincente a quella domanda. Anche grandi osservatori e autorevoli opinionisti faticano a spiegare una realtà così contraddittoria. Per come stanno oggi le cose, ci si può soltanto augurare che maturi una tregua duratura, una prova di civiltà che metta al centro la pace. Una pace vera, che significhi dialogo, rispetto reciproco, capacità di ascoltare anche chi la pensa diversamente. In fondo, è questa la sostanza più autentica della democrazia.
Ho voluto prendere spunto proprio da quella conversazione con l’artigiano perché nel giorno di Pasqua non esiste augurio più sincero e necessario di quello della pace e rispetto. Sono passati ormai oltre sei anni dall’inizio della pandemia da Covid, un evento che ha segnato profondamente la vita di tutti.
A quella prova si sono aggiunte nuove tensioni internazionali, guerre sempre più minacciose, calamità naturali che hanno portato lutti e difficoltà. In un mondo così fragile, solo la pace può aiutare ad affrontare le emergenze vecchie e nuove, favorendo una ricostruzione non soltanto materiale ma anche morale, delle coscienze e delle comunità.
Se un tempo certe polemiche potevano essere sopportate con maggiore leggerezza, oggi la realtà richiede responsabilità, misura, capacità di guardare oltre lo scontro permanente. E parlando di speranza non si può non rivolgere lo sguardo alla nostra amata Napoli.
Ancora una volta la città si conferma tra le mete turistiche più desiderate al mondo, con flussi pasquali eccezionali che parlano di centinaia di migliaia di arrivi. Un segnale importante di vitalità e di attrazione internazionale. L’8 maggio è attesa la visita di Papa Leone XIV, un appuntamento che rinnova una tradizione capace di onorare e arricchire la città.
Intanto si lavora anche alla grande sfida dell’America’s Cup che porterà nel nostro mare uno degli eventi velici più prestigiosi del mondo: un’occasione straordinaria per mostrare il talento, l’ingegno e la capacità di accoglienza di Napoli.
Tutto questo, però, richiede anche una maggiore attenzione alla vita quotidiana della città: viabilità, trasporti, servizi efficienti. È proprio la qualità dell’ordinario a rappresentare il vero biglietto da visita di una metropoli chiamata a confrontarsi con eventi di richiamo internazionale.
E allora, domani, nella sera di Pasquetta, concediamoci anche un momento di leggerezza con la sfida tra Napoli e Milan al “Maradona”: una partita che, in caso di vittoria, potrebbe avvicinare gli azzurri alla prossima Champions e alimentare magari anche la speranza di un sorpasso in vetta che avrebbe il sapore del miracolo sportivo.
Con questo spirito - tra memoria, speranza e fiducia - l’augurio più sincero è che la Pasqua porti serenità nelle famiglie, più dialogo nella vita pubblica e soprattutto pace nel mondo.
Buona Pasqua a tutti.
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