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carte da viaggio
07 Aprile 2026 - 09:42
C’è una parola magica che domina incontrastata i nostri tempi. Si chiama visibilità ed è l’altare laico al quale si avvicinano quotidianamente milioni di persone, alla ricerca di brandelli di popolarità. Un virus sottile che attanaglia le nostre coscienze, che porta chiunque a cercare una telecamera, un microfono, uno spazio sui social per esprimere spesso il proprio dissenso, un disagio manifesto o, magari, una analisi individuale. Un fenomeno che si muove, ormai, in stretta sintonia con i nuovi pentagramma dei media. Tivvù, radio ma anche la carta stampata ed il web hanno progressivamente ridotto lo spazio della cronaca, sempre più liofilizzata, necessariamente indirizzata verso rapide, veloci battute.
Crescono, invece, i talk – show che costano poco, riempiono ampi spazi del palinsesto e vengono architettati con abili cocktail politici e sociali capaci di offrire la parola alla destra e alla sinistra con parlamentari e giornalisti puntualmente incravattati e schierati.Stranamente, in questi anni, si è creata una compagnia di giro che prevede, ormai, i soliti protagonisti. Si può ruotare così, da canale a canale, trovando spesso le stesse facce.
Gente che, talvolta, esprime gli stessi concetti ascoltati nei giorni scorsi, senza una nuova verniciatura, senza averla rinfrescata alla luce degli ultimi avvenimenti. Ed al di là del seguito piuttosto scarno che registrano, ormai, questi programmi (spesso non superiore ad 1 milione di telespettatori), la sensazione del già vissuto è, ormai, costantemente presente mentre non emergono ancora formule nuove di intrattenimento legate ai talk – show.
Spuntano, invece, in questi ultimi anni, nuovi filoni creativi legati soprattutto al noir. Migliaia di ore di trasmissione per il delitto di Garlasco e per le sue sconcertanti implicazioni, così come per il giallo di Avetrana, oltre alla ostante attenzione tenuta su centinaia di rocamboleschi femminicidi che accompagnano, ormai, da tempo, la cronaca quotidiana. E lì, accanto al dramma e alla tragedia, legioni di criminologi, medici legali, avvocati, carabinieri, poliziotti, esperti della Scientifica chiamati a vivisezionare ogni indizio, anche loro, probabilmente, a caccia di un minimo di visibilità, di qualche minuto di popolarità. E’, ormai, uno degli specchi distorti dei nostri tempi inquieti, quello che forse riflette, in modo più evidente, la falsificazionemediatica della nostra società.
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