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L'opinione
08 Aprile 2026 - 07:54
Cosa lascia la Coppa America? A Auckland, il lungomare è rinato, trasformandosi da zona semi-industriale a polo di hotel, ristoranti, bar, centri congressi e attività culturali. Lo ha ricordato qualche giorno fa Joanna Heslop, incaricata d’affari dell’ambasciata neozelandese a Roma, dicendosi fiduciosa che a Bagnoli possa innescarsi un analogo rilancio.
Bisognerebbe che a riflettere sulle affermazioni della rappresentante della nazione detentrice del trofeo fossero coloro che, a prescindere da dati certi ed estraendo periodicamente dal cassetto il sogno della rimozione della colmata e del ripristino dell’antica linea di costa, vedono l’approssimarsi della grande manifestazione a Napoli come una catastrofe epocale.
La realtà è che la Bagnoli attuale, a quasi 35 anni dalla completa chiusura dell’altoforno della mitica Italsider, è una zona senza identità, da decenni in attesa di bonifica completa (dopo tentativi mal riusciti) e di riconversione (mai attuata finora). Chi si desta solo quando qualcuno ritenta l’impresa di ridare identità e valore al luogo dovrebbe spiegare perché non ha protestato quando tutto era fermo.
Ha forse qualche interesse a che le cose restino così, a danno delle speranze di crescita economica e occupazionale dell’area? Ciò premesso, lungi da noi abbracciare ciecamente i progetti in atto, gli interventi in programma prima e dopo il 2027, anno in cui si svolgerà il clou dell’America’s Cup.
Possiamo soltanto auspicare che tutto sia stato pianificato per il meglio, che il grande evento si svolga felicemente e non lasci strascichi negativi ma solo ricadute durature per la città, come quelle ricordate da Heslop. In corrispondenza con la manifestazione, si potrà constatare se l’amministrazione di Palazzo San Giacomo sarà riuscita ad avviare il superamento della fase del cosiddetto predissesto, originata dal Patto per Napoli.
L’obiettivo dichiarato da Manfredi è di riuscire ad anticipare l’uscita dal predissesto rispetto alla data del 2032, riducendo le tasse comunali fin dal 2029. Il buon esito dell’America’s Cup fornirebbe un rilevante contribuito al riguardo, grazie all’incremento delle attività economiche dirette e indirette legate alla gara velica, con benefici anche per le casse del Comune.
Il futuro di Napoli dipende proprio da questo: passare dal risanamento a una migliore qualità dei servizi per residenti e visitatori. Meno degrado, traffico più scorrevole, manutenzione delle strade. In una parola: livelli ordinari per una metropoli che ambisca a recuperare stabilmente il prestigio di grande città europea.
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