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L'opinione
10 Aprile 2026 - 08:37
Da martedì 7 aprile l’uso di termini come ‘artigianato’ e ‘artigianale’ da parte delle imprese sarà riservato solo alle realtà iscritte allo specifico Albo.
Si imprime quindi una salutare stretta all’utilizzo improprio di sostantivi e aggettivi, sbandierati da concorrenti sleali, a tutto svantaggio non solo delle imprese artigiane autentiche ma anche dei consumatori. Le cose, fortunatamente, sono destinate a cambiare, visto che d’ora in poi scatteranno sanzioni per minimo 25 mila euro e anche più elevate, se l’1% del fatturato del ‘finto’artigiano è di valore superiore. La svolta, tutelando l’artigianato, ne promuove le caratteristiche salienti.
Per iscriversi all’albo delle imprese artigiane, infatti, occorre essere in possesso di requisiti di lavorazione e dimensionali. La legge impone dei limiti massimi al numero dei dipendenti di un’azienda artigiana, che variano a seconda del settore. La realtà in questione, inoltre, non deve essere un’azienda agricola, né un’impresa commerciale o di intermediazione nella circolazione di beni.
Deve invece avere come scopo prevalente la produzione di beni (anche semilavorati) o la prestazione di servizi. Il titolare deve svolgere il proprio lavoro personalmente e professionalmente nel processo produttivo e il suo lavoro deve prevalere rispetto al capitale investito e alle macchineimpiegate.
Insomma, l’azienda artigiana magari non sempre avrà le caratteristiche dell’antica bottega tramandataci da una tradizione secolare, che per diversi aspetti e in svariati segmenti ha ancora una sua significativa incidenza, ma non può essere considerata tale anche in presenza di elementi propri dell’industria di massa o di altri settori economici.
Proteggere l’artigianato vuol dire contrastarne un declino che altrimenti rischia di coinvolgere anche le sue espressioni migliori. Pensiamo all’artigianato artistico e d’eccellenza, che tanta parte ha avuto, con le sue splendide creazioni, nel successo del made in Italy.
Questo patrimonio inestimabile rischia oggi di depauperarsi anche per problemi di mancato ricambio generazionale. L’auspicio dunque è che, oltre a tutelare il comparto contro competitori scorretti, si finanzi a livello istituzionalel’apprendistato, come già proposto in questa sede, agevolando il percorso formativo dai giovani e sgravando i maestri del mestiere dai costi sempre più insostenibili originati dalla trasmissione del sapere alle nuove generazioni.
Stato ed enti territoriali intervengano per sciogliere un nodo strategico per il futuro del nostro artigianato.
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