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LETTERA AL DIRETTORE

Napoli e il caos del traffico, tra buche e regole ignorate

Credo che non vi sia automobilista immune dalla sostituzione di una gomma o dell’intero cerchione, affondata nel fosso, magari invisibile soprattutto se c’è pioggia che lo copre

Napoli e il caos del traffico, tra buche e regole ignorate

Gentile Direttore, la settimana scorsa su “il Mattino” Antonio Coppola, presidente dell’Aci Napoli e assiduo opinionista del “Roma”, ha fatto una disamina molto ampia e, come sempre, competente, dell’impatto del traffico a Napoli; delle numerose “vittime della strada” e della carenza, ormai pandemica, delle infrastrutture che concorrono alla crescita del traffico ed anche al disordine della loro allocazione.

Un esame puntuale, come dicevo, ricco di dati e suggerimenti, come è nello stile di Coppola, che conserva l’onestà intellettuale di denunciare le storture delle Amministrazioni che reggono la nostra città, indipendentemente dal colore politico. Che le strade siano un colabrodo a Napoli è cosa risaputa e “sperimentata” tante volte da tutti noi che abbiamo esigenza di spostarci per la città.

Credo che non vi sia automobilista immune dalla sostituzione di una gomma o dell’intero cerchione, affondata nel fosso, magari invisibile soprattutto se c’è pioggia che lo copre. Le vittime, quelle che hanno perso la vita o sono rimaste ferite nell’attraversamento della strada, occupano i pronto-soccorso degli ospedali, con una incidenza giornaliera spaventosa.

È pur vero che gli automobilisti, in genere, a Napoli sono considerati come “anarchici della strada”, magari con chiari risvolti anche nella vita della comunità, dove la propria casa deve essere pulita e linda, ma fuori, a distanza di solo un metro, si può buttare di tutto e di più.

È pur vero, però, ritornando al traffico cittadino, che molte strade di Napoli non offrono la possibilità al conduttore del mezzo di individuare le strisce pedonali, come rilevato sempre dal Presidente Aci. Cancellate dal tempo e mai ridisegnate, traggono in inganno gli automobilisti, che, però, ignorano tante volte anche loro il limite dei 50 km/h, se non di 30 in città.

A questo proposito, oltre all’incuria della manutenzione del bene pubblico, come strade e attraversamenti, c’è da rilevare un’assoluta noncuranza nel vigilare sui lavori effettuati magari da ditte private, che lavorano in totale carenza di sorveglianza dell’esecuzione lavori da parte della P.A.

Porto ad emblematico esempio uno stato paradossale ancora attuale, malgrado segnalazioni e segnalazioni: esisteva, all’uscita da un condominio abitato solo da militari dell’Aeronautica, chiamato “Villaggio Azzurro”, dove sono allocati 93 nuclei familiari con centinaia di cittadini, in piazza Giuseppe Di Vittorio, 35 (piazza Capodichino), un lungo tratto di strisce pedonali per consentire ai pedoni, appunto, di attraversare la frequentatissima piazza e recarsi all’altra parte del viale Maddalena, che fiancheggia le mura aeroportuali.

Ebbene, dopo lungo e annoso “penare”, lo spiazzo del viale è stato riasfaltato, e ci si è “premurati” di ridipingere le nuove strisce pedonali, perché le vecchie erano state ricoperte dal bitume del nuovo asfalto. Fin qui, tutto bene, ma a Napoli bisogna abituarsi a ogni stranezza e “genialità”: le strisce pedonali sono state ridipinte per… metà viale, ossia dal lato in cui le macchine sfrecciano verso San Pietro a Patierno, Casavatore, Casoria; ma si fermano a quella altezza: hanno, infatti, “dimenticato” di proseguire con le nuove strisce per l’attraversamento di chi ritorna da dove è uscito, vale a dire l’attraversamento che tuteli il pedone dagli automobilisti che provengono da San Pietro a Patierno, Casavatore, Casoria.

La “fantasia”, o meglio la “strafottenza” di chi opera per il bene pubblico, non conosce confini! Ho due figli: il primo, Carlo, funzionario di banca, vive a Napoli, e non si è meravigliato più di tanto, cavandosela con una “battuta” di spirito, alla De Crescenzo, grande scrittore e interprete dei nostri costumi.

L’altro figlio, Raffaello, è notaio da 25 anni e vive a Piacenza. Conserva il suo “eterno” amore per Napoli, come la sua famiglia, tutti grandi tifosi della “nostra” squadra di calcio. Ma ha voluto fare una foto su questo stato di cose, per mostrala ai suoi amici e colleghi piacentini, che “lamentano” un eccesso di caos automobilistico nella loro città, perché i pochi che non rispettano la precedenza nelle “rotonde” non vengono… sanzionati!

Un’ultima riflessione, gentile Direttore. Da poco è passata la Pasqua, dove tutti abbiamo invocato il sentimento autentico di questa espressione. È vero che noi, soprattutto al Sud, siamo un po’ “anarchici” e consideriamo la collettività che ci circonda come un “fardello” di cui siano lo Stato, il Governo e le Autorità Locali ad occuparsene.

È un antico retaggio delle culture antiche, dove fuori dalle proprie mura cittadine non c’era cura, ma solo desiderio di primeggiare. Il tempo, però, delle “dominazioni straniere” ci ha trasformati anche in “ambasciatori della Pace”. Probabilmente, solo il Sud della nostra Terra può capire cosa significhi l’oppressione e il manifestare il proprio dissenso.

Abbiamo buche per le strade, poca propensione per il rispetto di regole, amministrazioni “disattente”, se non peggio, cui dobbiamo pretendere il conto di quanto promesso, ma abbiamo anche il bene più prezioso della nostra anima: la solidarietà e l’accoglienza! 

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