Tutte le novità
L'analisi
12 Aprile 2026 - 08:02
Giuseppe Conte e Elly Schlein
Finalmente si sa che cosa è il “campo largo”. È una permanente prova d’orchestra di coalizione, da alternativa al centrodestra, in cui per ora funziona solo un gioco sporco: gettare fango sugli avversari, dirne male e presumere arrogantemente di poterlo fare nell’ambito di una malintesa interpretazione della dialettica politica.
Oltre a tutto questo, di anomalo c’è già il buio fitto su programma, leadership da opporre alla Meloni, impresa impossibile in un caravanserraglio d’innesti, convenienze tra tante anime e anche qualche “malanima”. Ciò può far comodo a un peripatetico quartetto “squallor” che, ogni giorno, apparecchia un miserevole concerto d’insulti piuttosto che misurarsi sulle soluzioni da dare alle problematiche endemiche del nostro Paese.
Attribuibili non solo a una parte politica, ma, nel corso di anni e dialternanze di governi di vario segno, anche a responsabilità “bipartirsan”. Un discorso che non va a genio all’odierna sinistra oltranzista e autoreferenziale, guidata da una dispensatrice di spot, Elly Schlein.
Preziosa per i caroselli pubblicitari ma dimostratasi, alla distanza, poco competitiva per la meta che si era prefissa - la premiership della coalizione - oggi si sa già “fuorigioco” in un“campo largo” da fischi. Agl’inizi di agosto di tre anni fa, pochi mesi dopo l’elezione di Elly al vertice del Pd, Goffredo Bettini, storico personaggio della sinistra comunista, percependone da subito i limiti, in un articolo apparso sul “Corriere della sera”,l’ammonì con parole chiare.
“Senza un’anima liberale - scrisse - difficilmente il Partito Democratico potrà vincere” e aggiunse: “C’è un’area vasta nel Paese che vi fa riferimento, si riconosce in essa e non si può ignorare”. Allo stesso tempo le ricordò di non spingersi troppo a sinistra e di privilegiare il pluralismo. Per come stanno oggi le cose, non solo manca l’anima liberale, ma avanza quella illiberale.
La conferma della confusione odierna è venuta anche nel recente dibattito parlamentare, in cui la difesa del “campo largo” l’ha fatta nientepopodimeno che Matteo Renzi. Egregio oratore ma il meno indicato a farla, per non essersi ricordato, in questa circostanza, di una massima sovrana che raccomanda: “Le parole volano e le scritte restano”.
Due anni fa, nel febbraio del 2024, questo esuberante oratore si segnalò per un suo saggio dal titolo “Palla al centro. La politica al tempo degli influencer”, in cui scrive l’opposto di quanto ha detto in Parlamento, a cominciare dalla Schlein, che fa a pezzi, a finire aConte. Ce n’è per tutti. C’è prima un lungo capitolo dedicato al Partito Democratico, “partito democratico e arrivato grillino”, che non è certo un complimento, roba “da uno nessuno, centomila” con un’identità multipla di presupposti ideologici, senza alcun ancoraggio con la realtà.
“Un partito - scrive nel saggio contro la Schlein - in cui i ministri di quel governo, che votarono il Jobs Act e i parlamentari di quella maggioranza che votarono il Jobs Act, dovrebbero fare adesso una campagna elettorale referendaria per cancellarlo e ripristinare il reddito di cittadinanza”.
Il resto è una requisitoria spietata contro Conte, “icona dei progressisti dopo essere stato il primo premier sovranista, l’avvocato democristiano di provincia sbarcato nella grande città a raccogliere inviti alle feste e poi diventato simbolo del popolo contro il palazzo”. E ancora “l’uomo che firmava i decreti Salvini e poi prendeva le distanze da lui e da se stesso. L’uomo che è riuscito a essere nello stesso tempo il pupillo di Donald Trump e di Goffredo Bettini”.
Ma il dato più grave, accusato di comportamenti incivili, perché, mentre “tanti morivano soffocati nelle corsie, a Palazzo Chigi, nei giorni del Covid, si allestivano delle dirette televisive del Premier nei momenti di maggiore ascolto. Talvolta erano comunicazioni previste con largo anticipo, altre volte comunicazioni shock annunciate all’improvviso per fare maggiore presa sulla gente, doppiamente preoccupata dalla gravità crescente del Covid e dalla paura di finire in corsie affollate in un marasma sanitario, e far emergere un solo uomo al comando: Conte”.
In seguito beneficiario di questa spregiudicata strategia, non diversamente definibile, con la sua elezione in Parlamento. Se questi sono i campioni del “campo largo”, sono sin d’ora da fischi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo