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CARTE DA VIAGGIO
14 Aprile 2026 - 08:16
Carlo Calenda
Si stampi. L’estro creativo della classe politica italiana ritorna prepotentemente in libreria. Oggi, per gli amanti del genere, due nuovi volumi per non restare nell’ ombra. Inizia il segretario di Azione, Carlo Calenda, alla sua quinta fatica letteraria: “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”.
Un richiamo forte verso il ruolo del Vecchio Continente, soffocato oggi dalle grandi potenze mondiali. Incrocerà le lame con il ricercato esordio di Giuseppe Conte titolato “Una nuova Primavera“, più dettagliatamente “La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia“, un saggio tutto autobiografico costruito chiaramente in vista delle primarie del centro – sinistra e del prevedibile duello con Elly Schlein.
Sarà interessante leggere, in questo senso, la sua versione dell’ascesa al partito, i suoi contrasti con Beppe Grillo, gli artifizi messi in campo per assicurarsi gli strumenti della maggioranza interna ma si ha la sensazione che molti capitoli saranno puntualmente saltati e che i principi dell’ autocelebrazione dominino la scena. Ma oggi conta davvero per un politico finire sugli scaffali di una libreria?
Dipende, ovviamente, da chi scrive e da cosa vuole rappresentare. Se lo chiedete a Roberto Vannacci vi risponderà che il suo “Il mondo al contrario“ è stata una luce nel buio, un volume che si è fatto strada tra i dubbi degli italiani, consentendogli la scalata a Bruxelles, prima una nuova Associazione, infine un inedito partito che, tra l’altro, avevamo preconizzato con oltre un anno d’anticipo.
Ma anche “Io sono Giorgia“ della presidente del Consiglio è stato un caso editoriale. Duecentomila copie vendute, traduzione in inglese pubblicata anche in America con prefazione di Donald Trump junior e pubblicità sui social di Donald Trump senior. Gli altri, da quel che sembra, vendono poco o nulla.
Matteo Renzi, 14 titoli nel suo catalogo, cinque negli ultimi cinque anni, negli ultimi tempi ha riscontri piuttosto anonimi. Un po' come Elly Schlein, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Angelo Bonelli. La scrittura appare oggi un esercizio nuovo della politica italiana.
Nella Prima Repubblica chi frequentava il Parlamento scriveva poco. Sui protagonisti di quelle stagioni erano i giornalisti a costruire spesso biografie, saggi, aneddoti. Ma era un altro profilo, un altro Parlamento ma, soprattutto, direi, un’altra storia disegnata con una diversa angolazione.
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