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Calo dispersione scolastica, ma non era impossibile?

Ve le ricordate le catastrofiche analisi dei soliti soloni della sinistra che liquidavano la questione come un dramma del degrado sociale senza mai avanzare uno straccio di proposta?

Calo dispersione scolastica, ma non era impossibile?

Il ministro Giuseppe Valditara

Ve le ricordate le catastrofiche analisi dei soliti soloni della sinistra che, quando si discuteva di scuola e di fuga dai banchi, liquidavano la questione come un dramma del degrado sociale senza mai avanzare uno straccio di proposta?

O meglio risolvendola in fiumi di analisi e soldi (pubblici ovviamente) investiti in paginate di studi affidati ai soliti intellettuali amici per poi ridurre il tutto agli “effetti di una stagione culturale di arretratezza e di disagio che viene da lontano nel tempo…”.

Bene, sono stati tutti smentiti. Oggi, grazie al Governo di centrodestra e allo straordinario lavoro messo in campo dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in meno di quattro anni è stato dimostrato, coi fatti, che non solo si poteva voltare pagina, ma soprattutto centrare l’obiettivo.

Bastava “semplicemente” intervenire con una politica mirata e la giusta visione. I dati diffusi nei giorni scorsi dall’Istat certificano la svolta: la dispersione scolastica in Italia nel 2025 ha registrato l’8,2%. È un dato eccezionale se si considera che il traguardo è stato tagliato con ben 5 anni di anticipo e con otto punti sotto la soglia - il 9% - fissata da Agenda 2030 dell’Unione europea.

Una vera e propria rivoluzione se si rapportano i dati al 2020 quando il nostro Paese mancò l’obiettivo - fissato al 10% - registrando una dispersione scolastica del 14,2%! Sono stati smentiti anche coloro che, appena qualche anno fa, ritenevano impossibile che l’Italia potesse competere con gli standard degli altri Paesi europei: invece, la Germania, nel 2024, ha registrato un tasso di dispersione pari a 12,9% mentre quello italiano si è attestato al 9,8%.

Quel che importa ancora di più in questi dati è la composizione delle dinamiche territoriali che hanno prodotto questa nuova geografia educativa. A fare da traino è il Mezzogiorno che, proprio grazie alla Campania, riesce a colmare il gap con il Nord del Paese. Dal 2022 al 2025, con un trend in costante diminuzione, nella nostra regione si è passati da un tasso di abbandono della scuola del 16% al 9,7%.

Ciò significa che nel 2025 si è riusciti a recuperare circa 8.000 studenti (4.285 a Napoli, di cui quasi 3.500 nella sola provincia), grazie a una serie di misure che rappresentano la cartina di tornasole del buon governo e del buon senso. È infatti indiscutibile che questi risultati sono stati raggiunti in virtù di un piano finanziario senza precedenti, con un investimento complessivo sulla scuola che, per i nostri territori, ha già superato i 2 miliardi e 660 milioni di euro.

Insomma ci troviamo davanti a una strategia vincente, all’effetto combinato tra Agenda Sud 2, Pnrr e Decreto Caivano, interventi strutturali che hanno ridisegnato il quadro regionale.

È l’ennesimo impegno mantenuto dall’Esecutivo nazionale e dal ministro Valditara che, prima di tutti, ha compreso l’importanza di ripartire dai territori in cui, sotto tutti gli aspetti, doveva essere avvertita in maniera sempre più forte la presenza dello Stato proprio a cominciare dalla scuola: il primo avamposto di socialità, di Istituzione, di legalità.

Per contrastare la dispersione scolastica, nel Decreto Caivano è stata inserita una norma che punisce seriamente la violazione dell’obbligo scolastico. I genitori che commettono questo tipo di reato sono ora passibili di una pena fino a due anni di reclusione, mentre in precedenza si poteva solo agire nei loro confronti con una sanzione amministrativa di poche decine di euro. E questo soltanto ha già responsabilizzato prima di tutto le famiglie.

Tuttavia l’azione avviata dal Governo e dal Ministero non si è certo fermata all’introduzione di norme più severe o all’adozione di dispositivi per la sicurezza e l’incolumità di studenti, insegnanti e personale scolastico - mi riferisco ai metal detector mobili - ma ha puntato principalmente a rimettere al centro valori fondamentali del vivere civile: il rispetto verso gli altri e delle regole da seguire, il dialogo con gli studenti e le loro famiglie, il confronto con i docenti.

Dunque, una linea di buon senso che sta dando frutti preziosi per la crescita dell’Istituzione Scuola, che si compie anche attraverso il giusto riconoscimento che si deve al lavoro svolto dagli insegnanti e dal personale Ata. E così, per la prima volta e dopo lunghi anni di immobilismo e disinteresse, il ministro dell’Istruzione e del Merito ha fatto sottoscrivere 3 contratti per il comparto Scuola, portando incrementi retributivi mensili complessivi di 412 euro per i docenti e di 304 euro per gli Ata.

Un’altra cosa. Oltre ai finanziamenti per la sicurezza, per i nuovi spazi e per il cosiddetto “tempo scuola rafforzato”, va sottolineato che, solo per l’edilizia scolastica, nella nostra regione sono stati messi a disposizione un miliardo e 660 milioni di euro. Un dato che tuttavia dimostra più di ogni altro il drammatico contrasto tra l’azione dei due livelli di Governo, quello nazionale e quello territoriale.

Infatti, di fronte a questa dimostrazione di massima attenzione per i nostri territori da parte del Governo nazionale, è davvero mortificante dover denunciare l’immobilismo, l’incapacità e l’inefficienza che caratterizzano le Istituzioni locali, prima tra tutte la Regione Campania.

Il quadro è davvero desolante: Legambiente ha documentato che sono quasi 700 gli edifici scolastici privi di ogni certificazione mentre il 18,4% delle strutture è addirittura a rischio. La nostra regione è terzultima in Italia per sicurezza scolastica. Soltanto a Napoli, su 337 edifici censiti, ben 220 attendono urgentemente interventi di manutenzione straordinaria.

È lo specchio di una politica regionale che, da oltre 10 anni, anche sul fronte della scuola, vive soltanto di proclami e di promesse senza mai mantenerle, mentre i fatti li ha messi in campo questo Governo, su spinta fondamentale della Lega.

Chi governa i nostri territori riconosca che è questa la strada da seguire se vogliamo una scuola capace di costruire l’incontro col mondo del lavoro e che metta al centro i valori dello studio, dell’educazione, della legalità e del rispetto a partire da quello che si deve ai docenti e al personale scolastico. Lo riconoscano e inizino a darsi da fare. Il tempo delle chiacchiere anche per la nuova Amministrazione regionale è finito. 

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