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Monopattini elettrici: è finita l’impunità

Secondo i dati Aci-Istat gli incidenti che coinvolgono i monopattini elettrici sono in aumento: 3.911 sinistri nell’ultimo anno

Monopattini elettrici: è finita l’impunità

Negli ultimi anni il monopattino elettrico è passato da curiosità urbana a protagonista della mobilità quotidiana. Non è una moda passeggera, ma il risultato di un cambiamento profondo: città sempre più congestionate, limiti alla circolazione dei veicoli tradizionali, necessità di spostamenti rapidi su brevi distanze, ecc. In questo scenario, un mezzo leggero, economico e facile da usare ha trovato terreno fertile, conquistando soprattutto giovani e pendolari. Non richiede, infatti, particolari autorizzazioni, si guida con semplicità e comporta costi contenuti. È, insomma, la risposta immediata ad un bisogno concreto di mobilità flessibile e sostenibile.
Ogni innovazione, però, porta con sé, anche, nuove criticità. E così il boom dei monopattini, registrato tanto nelle grandi città quanto nei centri più piccoli e nelle località turistiche, ha acceso i riflettori su un tema che non può essere ignorato: la sicurezza stradale. Secondo i dati Aci-Istat, gli incidenti che coinvolgono i monopattini elettrici sono in aumento: 3.911 sinistri nell’ultimo anno censito (+9,5%) da cui sono scaturiti ben 23 decessi. Anche in Campania il fenomeno è tutt’altro che marginale: 40 monopattini elettrici coinvolti con 40 feriti. Le cause ricorrenti sono note: comportamenti imprudenti, scarsa percezione del rischio e, fino a poco tempo fa, anche un quadro normativo ancora incompleto.
È qui che emerge uno squilibrio evidente: la velocità del mercato e dell’innovazione contro la lentezza della regolamentazione. Per anni i monopattini hanno circolato in una sorta di “zona grigia”, con regole poco chiare e controlli difficili da applicare. Una situazione che ha favorito abusi, dall’uso senza casco fino alle manomissioni dei mezzi per aumentarne la velocità ben oltre i limiti consentiti.
Negli ultimi tempi, però, qualcosa si è mosso. Grazie anche alle sollecitazioni di soggetti istituzionali e associazioni come l’Aci, il legislatore ha introdotto norme più stringenti. Oggi esistono regole precise: almeno 14 anni di età per condurli, casco obbligatorio, limiti di velocità (20 km/h su strada e 6 km/h nelle aree pedonali), divieto di trasportare passeggeri, di parcheggiare sui marciapiedi ed obbligo di indossare dispositivi ad alta visibilità nelle ore notturne. A queste vanno adesso ad aggiungersi altre due importanti novità che scatteranno dal prossimo 16 maggio e da noi fortemente sostenute: l’introduzione del cosiddetto “targhino” identificativo e dell’assicurazione obbligatoria. Due strumenti fondamentali per responsabilizzare gli utenti e garantire una tutela concreta sia a chi guida sia alle eventuali vittime di incidenti. Sapere che un mezzo è identificabile e coperto da assicurazione rappresenta un deterrente contro comportamenti scorretti e, allo stesso tempo, una garanzia di risarcimento in caso di danni.
Questi obblighi, tuttavia, pongono anche seri interrogativi. Non vorremmo, infatti, che l’assicurazione possa diventare terreno di speculazione, con premi esorbitanti o differenziati territorialmente senza reali giustificazioni. È un tema delicato, che richiama esperienze, ahinoi, già consolidate nel settore auto e moto. Per questo sarà fondamentale garantire trasparenza, equilibrio e uniformità nelle tariffe, evitando disparità ingiustificate tra cittadini.
Al di là delle norme, la vera sfida adesso si gioca a livello locale. Innanzitutto, sul piano dei controlli. E qui dubitiamo fortemente che Napoli potrà costituire un esempio virtuoso, vista la cronica carenza di presidi stabili e diffusi della polizia municipale in città, a causa di un organico mutilato di almeno mille unità. E poi occorrerà riorganizzare lo spazio urbano, in modo da far convivere coerentemente e in tutta sicurezza le diverse modalità di trasporto, nell'ambito del Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) di cui a tutt’oggi non v’è traccia di attuazione.
Servono corsie dedicate, percorsi protetti, segnaletica chiara e infrastrutture adeguate. Bici e monopattini non possono essere costretti a circolare in condizioni rischiose con auto, autobus e pedoni: è una convivenza che, senza regole e spazi definiti, genera inevitabilmente conflitti e pericoli.
Il monopattino elettrico è una conquista che, però non deve trasformarsi in un boomerang per la mobilità e la sicurezza dei cittadini. Bisogna, perciò, provvedere a realizzare anche appositi percorsi formativi nella scuola dell’obbligo per l’autorizzazione alla guida di questi veicoli. Senza dubbio i monopattini elettrici sono mezzi in grado di contribuire a rendere le città meno inquinate, più vivibili ed efficienti, purché venga assicurato un equilibrio tra innovazione, regole, educazione, controlli e infrastrutture. Un equilibrio che richiede responsabilità da parte di tutti: istituzioni e cittadini.

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