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12 Dicembre 2017 - 18:57
La Corte costituzionale respinge i rilievi mossi sui presunti conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati sulle procedure di approvazione delle leggi elettorali Italicum e Rosatellum. Nella camera di consiglio di oggi, la Corte costituzionale ha infatti discusso, in sede preliminare di ammissibilità, quattro conflitti di attribuzione. "Tre conflitti - spiega una nota - sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti di un gruppo parlamentare (Movimento 5 Stelle). Nessuno dei tre ricorsi individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato. Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni. Perciò ne è stata dichiarata l’inammissibilità". Il quarto ricorso, ricordano i giudici costituzionali, "è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera dei deputati, durante l’iter di approvazione della legge elettorale cd. Rosatellum. Per ragioni analoghe anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile. Inoltre, posto che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati, nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato".
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