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La riflessione

Il sindaco Manfredi provoca la sinistra che l’ha votato

Da quando è uscito di scena De Luca non perde occasione per lanciare frecciatine sul passato amministrativo

Il sindaco Manfredi provoca la sinistra che l’ha votato

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi

Luigi XV fu uno tra i più singolari e controversi re di Francia. Ereditò il trono dal nonno, Luigi XIV, quando aveva 5 anni appena e lo tenne per 58 anni con alti e bassi. Prima fortemente amato e poi altrettanto odiato dal popolo, è passato alla storia per una frase memorabile a lui attribuita: “Aprés moi le deluge”. Cioè “Dopo di me il diluvio”, un presagio sul destino della Corona, amaro e, allo stesso tempo, indifferente, poi spazzata via dalla rivoluzione francese. Il sindaco di Napoli, invece, Gaetano Manfredi, da quando è uscito di scena il governatore De Luca ed è stato eletto nuovo governatore Roberto Fico con il suo sostegno, non perde occasione per lanciare frecciatine sul passato amministrativo, sulle problematiche ereditate. Quasi da dovergli far dire, parafrasando le parole di Luigi XV: “Prima di me il diluvio”.

Oltre al pubblico e polemico disappunto fatto nel corso di un sopralluogo per la nuova Bagnoli, dove, davanti a uno scenario sconfortante, si è chiesto come mai in trent’anni non si fosse fatto nulla, poi è seguita una esplicita accusa di immobilismo. Non certo gradita a più di qualche vecchio amministratore. Processo al passato che sia o meno, il sindaco Manfredi ha aperto una vecchia ferita anche nella replica: “La verità che dà fastidio è che chi mi critica non è stato capace di fare ciò che ho fatto io”. Manfredi ha ragione. Tutto però può fare tranne il “picconatore”, anche se gentile.

Egli è il sindaco di una coalizione di anomalie, mai viste tante insieme, di cui è stato e resta suggeritore e garante. Formata da un Partito Democratico, per decenni a Palazzo San Giacomo, responsabile di numerosi flop, anche del pregresso debito di 5 miliardi, e dal M5S, “faro” del populismo delle convenienze. Che, a Napoli, registrò il boom nazionale di consensi per una campagna elettorale esclusivamente mirata a denunciare le malefatte del Partito Democratico e poi destinato a diventarne alleato. Questo, anche per dire che la sinistra, nelle sue più varie mimetizzazioni, è da molti decenni al comando della città con risultati fallimentari.

A cominciare da una lontana smobilitazione senza riconversione riguardante tutto l’indotto delle grandi fabbriche chiuse nella Zona Orientale e Zona Occidentale, di conseguenza causa di una mancata politica di investimenti industriali per riorganizzare quelle attività produttive incompatibili con il centro storico. Ma su tutto a penalizzare è la miscellanea di propositi da parte di un municipalismo autoreferenziale, chiuso in se stesso ad autocelebrarsi con l’enfasi del passato. Si è creato un intreccio di inconcludenti velleitarismi che ha portato a un degrado nella convivenza civile e nel già compromesso contesto urbanistico. Segnatamente critico sul piano delle sue funzioni di impulso e di riferimento economico con le aree vicine. Funzioni tali che fanno le città e possono renderle più grandi.

In questo purtroppo Napoli non ha fatto eccezione oggi, non ha quel pulsare di funzioni verso l’esterno, che fanno le capitali piccole o grandi. Su questo auspicio ricorrente ma disatteso, ci viene in mente una lontana riflessione che Fiorentino Sullo, politico lungimirante, di profonda cultura, fece nel corso di un convegno, svoltosi a Sorrento negli anni 80 su “Napoli e il ruolo delle regioni”. Quando, gelando l’uditorio, disse a chi parlava di Napoli capitale: “Ma di grazia, ditemi, come può Napoli ambire a questo ruolo se non è riuscita a farsi capoluogo di se stessa?”. Un concetto ancora attuale. L’overturismo, il suo assedio settimanale è tutto da approfondire e saper governare.

Tornando al sindaco Manfredi che ha parlato della città come “porta per le aree interne”, da collegare all’annuncio di Fico, fatto in campagna elettorale: “Sono pronti gli incentivi per le aree interne”, c’è solo da dire, in conclusione, che argomenti del genere non possono essere banalizzati. Senza quel riequilibrio tra aree costiere, metropolitane congestionate e zone interne spopolate, su cui Manlio Rossi Doria spese una vita a spiegarne i benefici risolutivi, ogni discorso è velleitario.

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