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L'iniziativa
03 Febbraio 2026 - 08:40
NAPOLI. La politica come memoria, ma anche come occasione mancata. È questo il filo che ha attraversato a Napoli la presentazione di “Al centro dell’aula. Dalla Prima Repubblica a oggi”, il libro di Pier Ferdinando Casini, trasformando l’incontro in una riflessione sul presente della democrazia e sul suo evidente logoramento. Con l’autore, Gennaro Sangiuliano e Vincenzo De Luca, per un confronto che ha messo insieme storie diverse e una stessa inquietudine sul destino della politica. Casini ha spiegato che il libro nasce come «occasione di un riepilogo di quello che è stata la politica», un tentativo di guardare ai cambiamenti senza fermarsi alla superficie della cronaca. Di fronte allo scenario internazionale, ha indicato due strade possibili: «O dire che è cambiato tutto in peggio, piangere e prendercela con Trump e con l’ingratitudine degli americani, oppure cogliere l’occasione per fare quelle cose che i padri fondatori dell’Europa ci avevano chiesto di fare cinquant’anni fa e che non abbiamo avuto la costanza e la forza politica di realizzare».
Per Casini, «la narrazione non risponde alla realtà: non siamo una banda di scrocconi sulle spalle degli americani, ma la colpa è sempre di quello che non siamo riusciti a realizzare». Il ragionamento si è poi spostato sulla politica nazionale. Casini ha ricordato le sue prime campagne elettorali, «la prima nel 1980 per il Consiglio comunale di Bologna», in una fase storica segnata dal Muro di Berlino, da partiti strutturati e da una classe dirigente riconoscibile. «Allora gli elettori sceglievano i loro rappresentanti», ha osservato, mentre oggi «nessuno parla di restituire ai cittadini lo scettro per scegliere i parlamentari». Nel suo intervento non è mancato un passaggio personale: «Non sono tanto amico di Vincenzo De Luca, ma del figlio, che è un bravo parlamentare. È la parte migliore della famiglia».
Sangiuliano, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, ha parlato senza giri di parole di una «qualità politica enormemente scaduta» nel Paese. «Siamo passati da Berlinguer, De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Almirante, che avevano nella politica la proiezione delle loro idee, a una politica ridotta a mero pragmatismo, a mera amministrazione, senza anima, senza visione e senza un punto di arrivo per la società». In un mondo multipolare, con «la Cina che vuole essere egemone, la Russia che ha fatto un’aggressione e Paesi come India e Brasile che premono», Sangiuliano ha sottolineato che «l’Europa deve tornare a se stessa, capire cosa siamo, cosa ci unisce e dove vogliamo andare».
Vincenzo De Luca ha definito il libro «un’occasione di riflessione politica sganciata dalla cronaca che ci rattrista quotidianamente». Per l’ex governatore, «diventa difficile capire il tempo moderno senza una riflessione minima sulla nostra storia». Il filo conduttore del volume, ha spiegato, è «una riflessione sulla democrazia in Italia nel contesto internazionale, di fronte a sconvolgimenti come il trumpismo». De Luca ha parlato di «un Paese ricchissimo di eminenti statisti e povero di buoni amministratori», osservando che «se seguite il dibattito quotidiano sarete trascinati nell’iperuranio, ma nessuno sa far arrivare una pattuglia in un quartiere».
Nel ricordare le diverse formazioni politiche, De Luca ha sottolineato che «io e Casini veniamo da storie lontane: lui formato nella parrocchia di Santa Teresa del Buon Gesù, io nelle lotte operaie e contadine degli anni Settanta». Percorsi diversi, ma un tempo accomunati, ha detto, «dal senso umano della lotta politica» e dalla consapevolezza che «il cambiamento della realtà è complesso e non si fa con l’ideologismo, ma con lo studio della pubblica amministrazione e del funzionamento dello Stato». E in chiusura: «La democrazia liberale, così come l’abbiamo conosciuta, è arrivata a fine corsa. Non c’è più».
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