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lo scontro
05 Marzo 2026 - 08:42
ROMA. Non si placa lo scontro sul referendum, sulla giustizia. «Non è una riforma assolutamente contro la magistratura; al contrario, non mira minimamente a porre sotto l’esecutivo la magistratura». A dirlo il ministro alla Giustizia, Carlo Nordio, a Potenza. «Soprattutto ha aggiunto è sufficiente leggere l’articolo 104 della riforma e il testo generale per comprendere che autonomia e indipendenza della magistratura sia requirente che giudicante restano elementi fondamentali, intoccabili e non negoziabili». «I processi sicuramente saranno velocizzati perché renderemo più efficienti sia le cariche apicali degli uffici giudiziali e poi la corte disciplinare in composizione diversa, come noi pensiamo sarà fatta, renderà anche più responsabili i magistrati che magari sono abbastanza pigri nel depositare le sentenze o nel gestire i loro processi.
«Se vince il No mi dimetto? Assolutamente no» aggiunge. Parole che provocano la reazione dell’opposizione. «Le parole del ministro Carlo Nordio sono l’ennesima bugia raccontata al Paese. Promettere che con la sua riforma i processi si velocizzeranno è propaganda, non è realtà. Siamo di fronte al ministro più imbarazzante del governo Giorgia Meloni» afferma Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde, che prosegue: «Nordio continua a mistificare la realtà: i tempi lunghi dei processi non dipendono dai magistrati ma dai tagli, dalla carenza di personale amministrativo, dalla mancanza di investimenti e da un sistema che questo Governo non sta rafforzando». E la segretaria del Pd, Elly Schlein, ad Agorà su Raitre è chiara: «La riforma sulla separazione delle carriere è sbagliata, non è utile ai cittadini, non affronta i problemi della giustizia, non accelera i processi, non assume il personale che manca, non stabilizza i precari. Cioè, non migliora la giustizia per i cittadini italiani. Allora, a cosa serve questa riforma a nostro avviso? Serve a un governo che pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato come tutti i cittadini».
Intanto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nel corso del CyberSec, rispondendo a una domanda sulla sicurezza del voto del referendum è chiaro: «È importante che non ci siano nell’immediatezza dell’apertura delle urne, compromissioni, alterazioni, quindi elementi di disturbo, fatti magari anche volontariamente per creare formule di destabilizzazione della discussione pubblica. Su questo ci siamo organizzati, più che altro ho creato dei sistemi di doppio binario in modo da rendere meno attaccabile l’intero sistema». E ancora: «Sul voto elettronico abbiamo fatto delle sperimentazioni, ma ancora i tempi non sono maturi, quindi abbiamo mantenuto i sistemi tradizionali. È importante che non ci siano nell’immediatezza dell’apertura delle urne, compromissioni, alterazioni, quindi elementi di disturbo, fatti magari anche volontariamente per creare formule di destabilizzazione della discussione pubblica. Su questo ci siamo organizzati, più che altro ho creato dei sistemi di doppio binario in modo da rendere meno attaccabile l'intero sistema».
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