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Referendum
18 Marzo 2026 - 08:49
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio
ROMA. «Dire che la separazione delle carriere porterà a sottomettere il pubblico ministero all’esecutivo è un processo alle intenzioni, un trucco verbale. È un giocare con le carte truccate». A dirlo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a Ping Pong su Rai Radio 1. Il Guardasigilli sarà oggi a Napoli per la festa della Polizia penitenziaria.
«Non si può dimostrare un evento futuro e incerto. Questa riforma rafforza invece l’indipendenza sia del giudice sia del pubblico ministero», ha aggiunto l’esponente dl Governo che ha definito «puerile» collegare la riforma a possibili interventi futuri e ha sottolineato che «non esiste alcun nesso tra separazione delle carriere e controllo politico».
Il ministro ha ribadito che eventuali modifiche future «non sarebbero in mio nome. Sono entrato in magistratura proprio perché la ritenevo e la ritengo una professione che deve essere assolutamente libera e indipendente da ogni potere politico», ricordando che la magistratura deve restare «assolutamente libera e indipendente da ogni potere politico».
Secondo Nordio, l’Anm «è terrorizzata soprattutto dal sorteggio. Oggi funziona così: l'Anm è come i partiti nei confronti del Parlamento. Sono loro che nominano le liste dei candidati, organizzano le campagne elettorali, chiedono e ottengono i voti dei magistrati».
Con il sorteggio, ha spiegato, «si toglie loro, completamente, il potere. Il sorteggio non avviene tra passanti o ordinari cittadini, ma tra magistrati con almeno 20 anni di esperienza e funzioni di legittimità, cioè che sono stati in Cassazione». Il ministro ha quindi ricordato che il meccanismo è già presente nell’ordinamento: «È sorteggiato il Tribunale dei ministri, sono sorteggiati i giudici della Corte d’Assise, dell’Alta Corte quando si mette sotto accusa il Presidente della Repubblica e i membri delle commissioni del concorso in magistratura».
Il tutto mentre in un’anticipazione dell’intervista con Fedez e Mr.Marra a Pulp Podcast, la premier Giorgia Meloni sottolinea che «non si vota sulla Meloni ma sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema».
Secondo la premier, il referendum rischia di essere utilizzato come strumento di mobilitazione politica invece che come occasione per affrontare i problemi strutturali della giustizia italiana: «Il fronte del “No” sta cercando di trasformare la consultazione in un voto contro il Governo perché ha difficoltà a contestare nel merito la riforma. Separare le carriere significa rafforzare il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale. Per la lista dei candidati per i membri laici del Csm voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola».
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