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24 Marzo 2026 - 08:37
NAPOLI. A Napoli i magistrati brindano nella saletta dell’Anm festeggiano l’esito referendario cantando “Bella ciao” e alcuni di loro intonano il coro “Chi non salta Meloni è”. il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli Aldo Policastro è chiaro: «Siamo qui pronti per lavorare fin da subito per una giustizia migliore, più efficiente, Il ministro faccia quello che deve fare e non quello che ha fatto. Quello che è oggettivo è che questa riforma la volevano Gelli con la P2 e poi Berlusconi. Il richiamo da parte del Presidente della Repubblica al rispetto tra le istituzioni non c’è stato. Ci aspettiamo che ci sia una riflessione su quello che è stato, sul modo di condurre la campagna referendaria e di come possa danneggiare le istituzioni democratiche di questo Paese».
Dal canto proprio, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri parla di «segnale forte e chiaro di una società civile pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali e a difesa della Costituzione. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie».
Leda Rossetti, presidente della Giunta Esecutiva dell’Anm di Napoli, sottolinea che «La separazione delle carriere è stata il cavallo di Troia per raggiungere altri obiettivi. Ma la vittoria del No al referendum non significa che una riforma della giustizia non sia necessaria. Ci sono riforme urgenti, penso a quelle per risolvere lentezza dei processi civili e penali, la depenalizzazione dei reati bagattellari, la geografia giudiziaria. Ma occorre investire anche sulle risorse umane, magistrati e cancellieri, e fare come avvenuto con il Pnrr con l’abbattimento del 90 per cento delle pendenze».
Ettore Ferrara, presidente del Comitato per il No, è soddisfatto: «Siamo soddisfatti del risultato anche se poteva andare anche meglio, ma va bene così perché non avevamo finanziamenti particolari, né televisioni a disposizione. Mi auguro che si possa anche ricucire il rapporto con l’Avvocatura».
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