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Conte e Schlein all'unisono: pronti per le primarie

Il campo largo rivendica la vittoria e ringrazia i magistrati. Ma ora serve una leadership

Conte e Schlein all'unisono: pronti per le primarie

Per gli avversari parlamentari di Giorgia Meloni è arrivato il momento di capitalizzare il risultato politico. Un risultato che giunge anche grazie al contributo straordinario dell’Associazione nazionale magistrati, che adesso rivendica il ruolo da protagonista della campagna elettorale. Senza magistrati direttamente in campo, dotati peraltro di una adeguata campagna di comunicazione, Giuseppe Conte ed Elly Schlein non avrebbero potuto partecipare alla prima vera sconfitta della presidente del Consiglio. Una sconfitta che arriva dopo quattro anni di governo, a un anno dalle elezioni politiche e che inevitabilmente rilancia il campo largo, ma anche la necessità di una leadership.

Non a caso Conte, dopo aver atteso a lungo prima di pronunciarsi, ha detto di essere disponibile alle primarie aperte a tutti i cittadini, idem Elly Schlein che già aveva aperto alla possibilità di un confronto interno al sinistra centro. "Non possiamo soffocare la voglia dei cittadini di essere protagonisti, quindi ci apriamo alla prospettiva delle primarie. Non primarie di qualche apparato, ma aperte anche ai cittadini. Serve una discussione ampia in tutto il Paese per individuare il candidato più competitivo per rappresentare il programma", ha detto Conte.

C’è tuttavia un dettaglio non secondario: qual è il programma? Sulla politica estera, solo per citare un punto fondamentale in questi anni di guerre e conflitti, l’opposizione procede a risoluzioni disunite quando c’è da presentarsi in Parlamento. L’ex presidente del Consiglio, tuttavia, sembra aver individuato il momento giusto per riproporsi come il pater familias degli italiani, l’avvocato del popolo pronto a difendere i loro interessi dalla politica.

In un’epoca in cui i partiti godono di scarsa fiducia tra gli italiani, come testimonia un recente rilevamento dell’Istat (sono ultimi in graduatoria: oltre una persona di 14 anni e più su cinque è completamente sfiduciata, ossia assegna un voto pari a zero; almeno una su due invece assegna un voto da 1 a 5), Conte cerca di riproporsi come punto di riferimento fortissimo di tutti i progressisti. Con buone possibilità di farcela, peraltro, nei confronti di Schlein.

Alle primarie potrebbero non essere da soli, i due leader di M5s e Pd. Silvia Salis, sindaca di Genova, ha detto di essere contraria alle primarie (e vediamo se non cambierà idea), ma altri attori potrebbero presentarsi nei prossimi mesi per conquistare la guida del campo largo se non di tutta l’opposizione.

Per Meloni i problemi iniziano ora. Dopo quattro anni in cui non ha avuto sostanzialmente di che preoccuparsi, almeno sul fronte della politica interna, per la presidente del Consiglio si apre una fase molto complessa, che le imporrà di rivedere l’agenda politica.

La vittoria del 'No' ridà anche fiato agli alleati di Governo, come Matteo Salvini, che ultimamente aveva adottato un basso profilo. Dirà, forse, che le battaglie giuste sono altre e sono altrove? Una vittoria del 'Sì' avrebbe dato a Meloni ottimi argomenti per il premierato e la legge elettorale.

E adesso? La presidente del Consiglio deve ridisegnare la sua agenda, sapendo che prima si vota meglio è per lei. Anche perché l’opposizione ha guadagnato una insperata vitalità. Senza questo referendum il centrosinistra non avrebbe mai avuto possibilità di ottenere un risultato così netto e squillante. Un risultato che potrebbe essere tuttavia scambiato facilmente per acquisito in vista delle elezioni politiche del 2027. Ma è ancora tutto da costruire e l’anno prossimo non ci saranno i magistrati a dare una mano in campagna elettorale. Forse.

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