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l'informativa del governo

La premier alla Camera: «Mai condivisa operazione militare in Iran»

«Con referendum persa occasione storica, nessuna intenzione di fare un rimpasto»

La premier alla Camera: «Mai condivisa operazione militare in Iran»

“Voglio ringraziare il Parlamento per questa opportunità, considero importante il confronto con le Camere a seguito dell’esito referendario”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso dell‘informativa alla Camera. “La nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto. Come moltissime altre cose, lo avevamo detto in campagna elettorale e lo abbiamo fatto una volta al governo” “Perché è questo il modo in cui concepiamo la politica. Onorare il significato profondo della parola ‘responsabilità'”, le parole della premier.

Il referendum ha visto una “grande partecipazione e una altrettanto grande polarizzazione, un confronto serrato, non sempre sul merito, ma con un esito chiaro. Noi rispettiamo sempre il giudizio degli italiani anche quando non coincide con le nostre opinioni”, ha detto.

“Rimane rammarico per aver perso un’occasione storica di modernizzare l’Italia, ma la riforma della giustizia rimane una necessità, auspico che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato perché i problemi rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera da condizionamenti ideologici”.

“Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato. Non servono nuove linee programmatiche perché sono già scritte nel programma”, ha spiegato.

“Il governo c’è, è nel pieno delle sue funzioni ed è intenzionato a fare ancora meglio fino all’ultimo giorno del suo mandato, non scapperemo, non indietreggeremo e non faremo pagare ai cittadini giochi di palazzo”, ha sottolineato. “Vi sfido sulla politica, sulla vera politica, vi sfido a un dibattito nel merito”. “Ho letto bizzarre ricostruzioni sulle conseguenze del voto, di dimissioni del governo, di rimpasti, di fase due. Sono alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, altri partiti, un mondo distante anni luce da noi e in cui non intendiamo far ripiombare Italia”.

Il focus si sposta poi sul conflitto in Medio Oriente: “Condanniamo con fermezza qualsiasi violazione del cessate il fuoco. Se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di extra dazi sullo stretto di Hormuz questo porterebbe maggiori conseguenze economiche. Interesse dell’Italia è che la libertà di navigazione venga ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio”, aggiunge.

“La storia bussa e l’Europa è chiamata a non fallire a questo banco di prova, deve anteporre il principio di realtà a strutture burocratiche e dogmi ideologici”, è uno dei passaggi del discorso della premier.

Lo Stretto di Hormuz “non deve essere soggetto a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore. Questo rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell’accordo perché, se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra-dazi ai transiti nello Stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali, al momento, imponderabili”, ha detto Meloni. “È quindi interesse prioritario dell’Italia, e dei suoi partner europei e occidentali, che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia – aggiunge -. Su questo punto siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento. Un contributo che, crediamo, sia importante in questa fase negoziale”.

“Nella notte tra martedì e mercoledì è stato concordato un temporaneo cessate il fuoco tra l’Iran, gli Stati Uniti e i rispettivi alleati nel conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio. Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”, ha sottolineato. “L’Italia esprime il proprio plauso al Presidente del Pakistan Sharif, che si è fatto carico di questo difficile negoziato, con il sostegno di altri attori regionali. Ora ci auguriamo che i colloqui di pace che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell’accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l’Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno”, prosegue.

Quella in Iran è “un’operazione militare che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella, nella quale l’Italia si è, ovviamente, attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Stati Uniti. Circostanza che fa giustizia della solita propaganda a buon mercato ascoltata anche in queste settimane”, ha affermato Meloni.

E per quanto riguarda il rapporto con gli Stati Uniti: “La collocazione internazionale dell’Italia, che non ha inventato questo Governo, è la stessa da circa ottant’anni a questa parte. Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”. “Anche qui, spiegherò di nuovo il mio punto di vista, ma approfitto per chiedere a mia volta qualche chiarimento. Perché la posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa – spiega -. Perché temo che le due cose non stiano insieme. Attendo fiduciosa una risposta”.

“Per stare insieme bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la NATO, che rappresenta da un lato il luogo politico nel quale gli interessi di America e Europa trovano la loro composizione, e dall’altro uno strumento geostrategico e militare imprescindibile, in cui l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità e costruire con coraggio il pilastro europeo dell’Alleanza, per garantire in primis la propria sicurezza. Ma dall’altra parte, come è normale tra alleati, bisogna dire con chiarezza anche quando non si è d’accordo”, ha rivendicato. “Come abbiamo fatto in passato con i dazi, che abbiamo molte volte definito una scelta sbagliata che non condividevamo. Come abbiamo fatto per difendere l’onore dei nostri soldati in Afghanistan, che erano stati definiti ‘inutili’ in modo inaccettabile. Come abbiamo fatto sulla Groenlandia, partecipando a ogni documento europeo di difesa dell’integrità del suo territorio e della sovranità del suo popolo, e sull’Ucraina di fronte alle proposte di negoziato che non consideravamo sostenibili. E, da ultimo – osserva -, come abbiamo fatto con la guerra in Iran, un’operazione militare che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato”.

Meloni cita poi Schlein: “Continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l’unità dell’Occidente, argomento che sostengo con forza fin da quando alla Casa Bianca sedeva ben altra amministrazione. Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara all’onorevole Schlein, che noi siamo ‘testardamente unitari’. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo. Siamo ‘testardamente occidentali’, perché solo se l’Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli”.

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