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INFORMATIVA IN PARLAMENTO
10 Aprile 2026 - 08:02
L'informativa di Giorgia Meloni alla Camera
ROMA. «Voglio sgomberare il campo da troppe fantasiose ricostruzioni che ho letto e delineare quello che sarà. Si continua a parlare di dimissioni imminenti del Governo, di rimpasti, di fase 2, 3, 4, di ripartenze. Non c’è alcuna ripartenza da fare». A dirlo il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa al Parlamento sullo stato del Governo.
«Ci siamo presi l’impegno di governare questa nazione per cinque anni ed è esattamente quello che faremo. Non importa quanto sarà difficile, siamo persone troppo responsabili per far ripiombare l’Italia nell’incertezza nel bel mezzo del peggiore scenario possibile - assicura -. Nei giorni scorsi ho chiesto un passo indietro ad alcuni membri del Govrno che pure nell’esercizio delle loro deleghe avevano lavorato bene. Non sono state scelte semplici né indolori. A maggior ragione per noi, che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l’interesse della nazione a quello di partito».
La premier, inoltre, dà una stoccata alle opposizioni parlando della questione della foto con un pentito e parla di una «palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo undici anni».
Tornando sull’esito referendario, Meloni, parla del «rammarico di aver perso un’occasione a nostro avviso storica di modernizzare l’Italia allineandola agli standard europei, perché la riforma della giustizia rimane una necessità. Ecco perché l’auspicio che formulo a maggior ragione oggi è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono».
Meloni, nel ribadire la volontà di arrivare fino alla fine della legislatura, si dice serena nell’attendere «il giudizio sul nostro lavoro e sui risultati che ha prodotto. Siamo abituati a rimboccarci le maniche, non conosciamo la rassegnazione, non siamo abituati a gettare la spugna. Tutt’altro. L'ultimo anno di questa legislatura non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati».
Poi un’altra stoccata all’opposizione: «Alla Camera ho ascoltato improperi, insulti, accuse e tanta demagogia ma quasi nessuna proposta reale in una delle fasi più difficili che lìItalia sta affrontando. Salvo su due temi, quello dei congedi parentali - ma dove non si dice dove si prendono le risorse -, un tema che ci interessa visto che siamo stati noi ad ampliarli, e salvo il tema di reperire le risorse da banche e aziende energetiche, cosa che abbiamo fatto noi a differenza della sinistra quando era al governo».
La premier rivendica «l’azione del Governo, che ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre - 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all'insediamento - e ha avuto il coraggio, per primo, di contribuire a cercare soluzioni sul tema delle liste d’attesa, invece di limitarsi a dire che la competenza era delle regioni, come avevano fatto gli altri». E ancora: «Sull’mmigrazione avevamo promesso un cambio di passo. E certamente il cambio di passo c’èstato, anche se non ci basta. Ora e' necessario consolidare questo approccio, e renderlo stabile e strutturale».
Il Governo, assicura Meloni, proseguirà con lo sgombero di quei «centri sociali illegali e violenti che tutti gli altri avevano tollerato, se non sostenuto o finanziato. Realtà dove regna l’illegalità, e lo Stato di diritto sembra sospeso. Sarò anche qui chiara: andremo avanti, con forza e determinazione».
Infine: «Io non vedo le cose nel senso secondo cui esiste una questione meridionale, una questione settentrionale. Esiste una questione nazionale, e se noi non allineiamo questa nazione, se non le consentiamo di correre alla stessa velocità, il prezzo lo pagheranno tutti»
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