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I PERSONAGGI
08 Marzo 2022 - 19:57
Ferdinando Tozzi (nella foto di Riccardo Siano) è avvocato, specializzato in diritti d’autore e dello spettacolo e dei diritti di immagine (ha scritto una significativa monografia sullo sfruttamento commerciale dei diritti della persona e sul right of publicity). Per oltre dieci anni ha ricoperto il prestigioso ruolo di “giurista esperto” di diritto di autore presso il Comitato consultivo permanente per il Diritto di Autore del ministero per i Beni culturali per poi essere consulente dello stesso Ministero su temi specifici dei diritti di autore, digitalizzazione e nuove tecnologie. È presidente del Collegio dei probiviri del Nuovo Imaie. Dal 2016 è presidente della Campania Music Commission, consigliere ALAI (la più importante associazione internazionale di esperti di diritto di autore) e dell’Italian Academy of the Internet Code, ha preso parte a varie commissioni sia nazionali che locali presiedendo ad esempio quelle sul format televisivo (di cui è uno dei maggiori esperti nazionali ed un suo lavoro ha vinto il premio internazionale AIPPI 2003) o sulla copia privata ma anche facendo parte, sempre in qualità di “esperto”, dell’Osservatorio sulla Cultura della Regione Campania o come esperto per lo straordinario progetto di digitalizzazione che sta facendo la Regione. Ha avuto una lunga esperienza all’estero lavorando presso uno dei primi studi di copyright a New York. In questo periodo sta dando una mano al neo sindaco Manfredi sulle tematiche dell’industria culturale in particolare per musica ed audiovisivo. È giornalista pubblicista.
«Sono napoletano, di Mergellina. Il primo momento formativo che ricordo con molto piacere ancora oggi è, strano a dirsi, l’asilo perché li compresi l’importanza di due valori per me essenziali: la formazione e l’amicizia. Infatti tra i miei amici più stretti quattro li ho conosciuti all’asilo. In quel contesto nacquero passioni legate alla comunicazione. A soli 5 anni, misi su una piccola “redazione giornalistica”. Ho studiato al liceo Umberto e in quel periodo scrivevo per Nuova Stagione, il settimanale della Curia».
Di che cosa si occupava?
«Di cronaca, ma soprattutto di spettacolo. Mi avvicinai al teatro ed al cinema (ma anche alle arti figurative, infatti disegno discretamente) e feci a Bologna uno stage di regia tenuto da Otar Ioseliani, regista georgiano, come stage di scrittura e recitazione a Roma (con compagni di avventura Picchio Favino e Claudio Santamaria per citarne due) e per due anni il teatro Bardefé. È stato un periodo formativo importante, mi sono arricchito culturalmente ed ho compreso certi mondi spesso troppo autoreferenziali mentre chi fa cultura deve essere tra la gente».
Perché dopo la maturità classica decise di iscriversi a giurisprudenza?
«Ho sempre avuto una fortissima passione per il diritto. La mia scelta, quindi, è stata spontanea e non sono stato minimamente condizionato dal fatto che mio padre fosse avvocato, figlio di notaio, e mamma notaio. Anzi sono riconoscente ai miei genitori che mi hanno lasciato libero di scegliere».
Quando ha scoperto l’importanza del diritto d’autore?
«Quando sostenni l’esame all’università. Presi coscienza che esisteva una normativa che regolava il mondo della cultura in senso lato. Per me rappresentò una sfida con me stesso: riuscire a unire la fortissima passione per il diritto con quella altrettanto forte per la cultura in tutte le sue declinazioni».
Le fu d’aiuto frequentare lo studio di suo padre?
«Praticarlo è stato fondamentale per sostenere il difficile esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato ma soprattutto, essendo stato mio padre una raffinatissima mente giuridica, spero di esser riuscito a prendere almeno una parte del suo talento. Ma papà era un civilista puro e il diritto d’autore non rientrava nell’ambito delle sue competenze. I massimi esperti e pionieri di questa branca del diritto, Giorgio Assumma e Giovanna Cau, stavano a Roma. Assumma è ancora attivo e negli anni mi ha onorato della sua amicizia. Poi scoprì che a Napoli c’era un avvocato di altissimo livello che trattava esclusivamente questa materia, Eugenio D’Andrea. Dal 2003 ho iniziato a collaborare con lui, mi ha insegnato il mestiere, ed ora lavoriamo assieme e uniti siamo una forza e nella diversità dei caratteri e dei percorsi ci completiamo».
Di che cosa tratta il diritto d’autore?
«Tutela le opere dell’ingegno umano ed incentiva la produzione culturale del Paese sia perché ne tutela i risultati sia perché remunera chi crea. Innesca anche un processo di democratizzazione della creatività che, senza remunerazione, sarebbe stata appannaggio di pochi fortunati (casomai non talentuosi). Al contempo il diritto di autore tutela la produzione industriale connessa alla creatività. L’industria dello spettacolo è essenziale per il nostro Paese ed ha bisogno di regole chiare ed il diritto di autore prova a fornirle con l’ausilio di noi legali ed operatori del diritto».
In quale momento interviene l’avvocato?
«Bisogna essere anzitutto dei consiglieri, creare squadre intorno all’artista o intorno alle società, sovrintendere e individuare le migliori strategie di sviluppo e valorizzazione. Ovviamente il core business sono i contratti, cornice strumentale alla riuscita di un progetto artistico. Occorre garantire al cliente massima tutela cercando di prevenire tutti i problemi futuri. Quindi al lavoro classico di legale si affianca, in modo rilevante, un lavoro di consulenza strategica».
Cioè?
«Dare suggerimenti e indirizzi al cliente su come impostare la trattativa, come raggiungere al meglio i suoi obiettivi e, in alcuni casi, dare anche consigli sui contenuti del progetto ovviamente al solo fine di renderlo, per quanto possibile, efficace da un punto di vista imprenditoriale e tecnico-giuridico, ferma l’assoluta libertà dell’artista».
Ha fatto parte del Comitato consultivo del diritto d’autore. Di che cosa si occupa quest’organismo nominato dal ministero per i Beni culturali?
«Dal 2007 ho avuto il grande privilegio di essere uno dei tre giuristi esperti a livello nazionale di questo organismo che lavora su tutte le leggi e le problematiche che riguardano il diritto d’autore in Italia. Ebbi anche l’onore e l’onere di coordinare una commissione di ben 110 esperti per lavorare alla riforma della legge sul diritto d’autore che risale al 1941».
Perché quest’incarico è stato importante per lei?
«Mi ha aperto un mondo che non tutti i colleghi di questo settore conoscono. Innanzitutto quello delle istituzioni che si occupano della materia. Ho potuto conoscere il diritto d’autore dal punto di vista delle associazioni di categoria e del legislatore ma portando la mia esperienza del privato. Ho così acquisito una visione a 360° e il mio lavoro è diventato anche una osmosi, uno scambio di conoscenze tra i players pubblici e privati a vantaggio di entrambi. Dell’inizio di questa esperienza “pubblica”, che continuo ancora adesso in altri modi, devo ringraziare il professor Alberto Maria Gambino che, con Eugenio, è stato un mio altro grande maestro».
Nell’ampio panorama di applicazione del diritto d’autore, a quale ambito si dedica in modo particolare?
«La materia è specialistica e dunque ci si occupa di tutto quanto ha a che fare con il cosiddetto showbiz. Seguo clienti in tutti i campi dalla musica all’audiovisivo alle nuove tecnologie alle arti figurative e performative etc. Altra è la scelta di impegnarmi per il mio territorio ad esempio con la Campania Music Commission e portando ora le mie competenze anche a livello cittadino per creare un sistema di industria culturale così da valorizzare le enormi risorse ed i tanti talenti locali ed avere un “ponte” con il cuore dell’industria che è su Milano. Tutto iniziò quando decisi di dare un senso alla scelta, certo poco conveniente da un punto di vista lavorativo, di non andare su Milano ma restare a Napoli. Iniziai ad impegnarmi per il mio territorio e riuscì a portare, anche grazie all’essenziale appoggio della FIMI e del suo presidente Mazza ed alla collaborazione della Federico II e del professore Savonardo, il Digital Music Forum (il più importante evento della music industry nazionale). Grazie al successo di questa iniziativa (che continua ininterrottamente da quell’anno) nacque la Music Commission».
Qual è la sua mission?
«Lavoriamo per creare un sistema per la musica, per attrarre investimenti e per incentivare lo sviluppo delle produzioni musicali, delle iniziative dei giovani artisti (e professionisti) emergenti e valorizzare tutta la filiera del comparto (autori, editori, produttori, artisti interpreti esecutori, videomaker, grafici, studi di registrazione, sale prove, teatri, sviluppatori di nuove tecnologie applicate, fiere e festival, uffici stampa e comunicazione, etc.) e il relativo indotto, anche turistico. Il mio sogno è che Napoli divenga una Music City secondo gli standard internazionali così come la Campania una regione della musica; ed a tal fine lavoro da anni per una legge regionale per la musica. Tutto il comparto, l’“arco costituzionale” della musica nazionale c’è! Soprattutto ora, dopo che il Covid ha purtroppo non solo portato gravissimi lutti e disagi alla nostra salute ma anche alla nostra economia ed il comparto dello spettacolo, soprattutto dal vivo, è davvero in ginocchio. La politica ora deve intervenire; sarò sempre al servizio del mio territorio portando in dote le mie competenze e le mie connessioni basate su anni di lavoro e fatte di stima e rispetto reciproco».
Quanto tempo dedica alla sua famiglia ed alle sue passioni?
«Mia moglie Marta, la donna del mio destino, è una compagna eccezionale di cui sono ogni giorno sempre più innamorato. Senza di lei non potrei fare tutto quello che faccio. Ci siamo frequentati solo dopo la laurea alla scuola di specializzazione per le professioni forensi e li è scoccata la scintilla, ma la consacrazione del nostro amore è nata in quel di New York che infatti è la città del nostro cuore dove poi le ho chiesto di sposarmi. Abbiamo quattro splendidi figli: Ginevra, Giuseppe, Giovanni e Giordana. Il tempo che dedico loro non è mai quello che vorrei ma cerco di fare del mio meglio, soprattutto stimolandoli ad uscire, visitare musei e città tenendoli lontano dai devices. Le mie passioni ora sono la famiglia, l’ambiente ed il lavoro che per fortuna, nonostante sia spesso molto stressante, amo».
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