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I protagonisti
25 Gennaio 2026 - 16:41
Lello Esposito nel suo atelier
Come se il tempo non fosse passato, Lello Esposito si racconta… L’ho conosciuto decenni e decenni fa quando, poco era più di un ragazzo ma con l’estro e le capacità di un grande maestro, aveva cominciato a ideare/creare i suoi Pulcinella che portava a Gaetano Colonnese che, titolare, ideatore nonché editore della Libreria Colonnese, aveva con il fiuto a tutti noto, fin dal primo momento colto il talento, l’estro e la creatività del giovane Lello.
Da allora la strada artistica percorsa da Lello Esposito è stata, non solo lunga e articolata ma forte di un talento fuori del comune, mirata con quella serietà e semplicità che sono doti speciali del suo carattere, a conquiste e riconoscimenti che, da sempre, segnano il suo percorso artistico e umano!
Ed è dopo la presentazione della sua più recente opera dedicata alla città amata che non a caso si chiama Parthenope, inaugurata alla presenza di intenditori, rappresentanti della cultura e ammiratori decennali, che l’ennesima chiacchierata che ha trasmesso il talento di sempre e la gentile maniera di essere, che l’intervista ha il suo perché! Grazie Lello e… inutile aggiungere… non ti fermare mai!
Caro Lello, a che punto sei? Quale momento stai vivendo e come vuoi raccontarti?
«Sono in quel punto di sempre. Un ragazzo sognatore in una città che, come Napoli, mi spingeva a raccontarla. Pulcinella è stato il primo a smuovere i miei sogni di ragazzo…tant’è che fino ai primi anni ottanta portavo quanto ideavo e creavo a Gaetano Colonnese dell’omonima libreria antiquaria! Devo aggiungere che non ero una presenza artistica consolidata anche perché giovanissimo ma con Colonnese cominciai a portargli gli amuleti, simboli creati attraverso Pulcinella che poi nel tempo sarebbero diventati simboli della città».
Spiegando meglio…
«In pratica creavo un nutrimento per la città! Quei segni di allora nel tempo sono cresciuti e oggi aumentati! Perché e voglio ripeterlo… non ho mai rinnegato il mio progetto, che per me è nato e cresciuto nella mia città, andando anche controcorrente rispetto alle tante personalità protagoniste del mondo dell’arte! Non ho mai tradito le mie origini e il lavoro di mio padre fognatore dipendente comunale».
Se di forza dobbiamo parlare tu da dove l’hai presa?
«L’ho presa e continuo a prenderla dalla città, da mio padre che è morto quando io ero piccolo… Però ho conosciuto un mondo fortunato che corrisponde ai miei inizi e a Pulcinella…e vivere l’emozione/ soddisfazione di vedere arrivare da me Carlo Ciliberto, magnifico rettore, abituato a pergamene prestigiose di antichità… è stata una narrazione continua. Credo di aver fatto la mia università con un compagno di strada che era ed è Pulcinella! Cresceva lui e crescevo anche io».
Esiste per te l’ispirazione?
«Esiste… Da tanti anni seguendo il progetto di Eduardo mi sono sempre occupato di detenuti, poi da cinque/sei anni ho creato un laboratorio nel carcere di Poggioreale con un rapporto istituzionale con diverse autorità! Mi sono sempre confrontato con la città in modo costruttivo soprattutto per la parte popolare che soffre».
Volendo fare un bilancio… sei soddisfatto?
«Direi di sì. Oggi il mio patrimonio sono le opere di arte che raccontano parte del mio percorso».
Un ricordo su tanti?
«Quello di Lucio Amelio che, con la sua mente aperta, fece una mostra e sull’invito mise un Pulcinella, espressione beneaugurante che mi fece capire che ero sulla strada giusta e che avrei dovuto coltivare la maschera napoletana. Cosa che naturalmente feci e continuo a fare. Credo che occupandomi di Pulcinella sono stato sulla strada giusta e che dovevo continuare a coltivare quelle figure popolari che, con una metamorfosi continua... ci sono sempre. Come il Pulcinella che oggi troviamo sul Vesuvio e che guarda Napoli e cioè… il mondo».
Quali sono le tue predilezioni attuali?
«Ho scritto tantissimo ed ho anche raccontato tantissimo agli intellettuali e chi ne era interessato».
Quali sono le cose che ami?
«La semplicità della vita è quanto di meglio possa esserci. Credo sia fondamentale… stare insieme».
Per chiudere cos’è Napoli per te?
«Le mie radici, la mia storia, il mio amore, il mio nutrimento, la mia passione».
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