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13 Dicembre 2025 - 11:03
Il mare come orizzonte e come ferita, come spazio di passaggio e di memoria collettiva. È lungo questa linea che si è sviluppata “La Ballata del Mare”, presentata in prima assoluta nella Sala Scarlatti del Conservatorio di San Pietro a Majella, a conclusione del ciclo di produzione artistica 2025 del progetto PNRR Performing. Un’opera che ha intrecciato musica, parola e riflessione civile, ponendo al centro il Mediterraneo e le sue contraddizioni più profonde.
Il progetto nasce all’interno di Performing, programma nazionale che coinvolge dodici istituti AFAM, e ha trovato a Napoli uno dei suoi momenti più intensi. La struttura dell’opera integra scrittura musicale, narrazione e pluralità di linguaggi espressivi, restituendo una visione corale del presente.
A dare voce al racconto è stato Lello Arena, protagonista della parte narrante, accompagnato dall’Orchestra del Conservatorio diretta dal Maestro Roberto Altieri. La sua partecipazione si è inserita in piena sintonia con lo spirito del progetto. Arena ha ricordato come «per noi napoletani la contaminazione delle arti sia da sempre parte del nostro DNA», sottolineando il ruolo di Napoli come «grande laboratorio di sperimentazione artistica». E ha aggiunto: «Fare arte significa innanzitutto stare insieme. L’arte vive davvero solo quando nasce dal vivo, per i vivi, nel contatto diretto tra chi la crea e chi la accoglie».
Il valore formativo dell’iniziativa è stato evidenziato dalla Presidente del Conservatorio, Carla Ciccarelli, che ha sottolineato come il progetto Performing sia stato «un’opportunità straordinaria di crescita, in particolare per i nostri studenti». Partecipare a una produzione di questo livello, ha spiegato, «che unisce didattica e grande musica, è un’esperienza formativa impagabile».
Sulla stessa linea il Direttore Gaetano Panariello, che ha richiamato il significato culturale dell’opera, definendola «un’opera partecipata che unisce pratica compositiva a interventi testuali, vocali e strumentali integrati con arti visive e nuove tecnologie». La Ballata del Mare, ha aggiunto, «è un esempio di come la musica oggi possa diventare strumento di coscienza civile, incontro e inclusione».
La concezione generale dell’opera è del Maestro Patrizio Marrone, responsabile del progetto Performing e autore della sezione Mare nostro, che descrive il Mediterraneo come «un mare che separa e unisce senza appartenere a nessuna delle sue sponde», luogo di «ricerca costante di equilibrio, convivenza e memoria delle sofferenze di chi fugge dalle proprie terre».
L’opera si articola in sei movimenti, collegati dalla voce recitante: Inno a Nettuno di Vincenzo Russo, Terra di Roberto Altieri, L’oscura speranza di Ivano Leva, Mare nostro di Patrizio Marrone, Come prego, che il mare lo sappia di Paolo Tortiglione e Testimoni e fari di Giuseppe Di Maio. Le musiche sono firmate da Roberto Altieri, Giuseppe Di Maio, Ivano Leva, Patrizio Marrone, Vincenzo Russo e Paolo Tortiglione.
Ai brani musicali si affianca un tessuto testuale che attraversa epoche e geografie, con testi di Pietro Altieri, Erri De Luca, Giuseppe Giambuso, Khaled Hosseini, Josepha, Kostantinos Kavafis, Giacomo Leopardi e Adriana Tasin, componendo un mosaico di voci che restituisce al Mediterraneo la sua dimensione universale.
Dopo il debutto napoletano, La Ballata del Mare proseguirà il proprio percorso con due appuntamenti già programmati: il 23 febbraio 2026 al Conservatorio Superior de Música Óscar Esplá di Alicante e il 13 marzo 2026 alla seconda edizione del Performing Festival di Catanzaro, confermando la vocazione internazionale del progetto e il ruolo del Conservatorio di San Pietro a Majella come luogo di produzione culturale capace di dialogare con l’Europa.
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