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L'evento
19 Gennaio 2026 - 17:20
C’è una ragazza che cerca di raccontare quello che le è successo, non una volta sola, ma molte volte, ogni volta a qualcuno di diverso, con la sensazione di dover ricominciare da capo. Nasce proprio dal tentativo ostinato di dire la verità quando tutto intorno sembra chiedere altro Wonder Woman, lo spettacolo diretto da Antonio Latella e scritto con Federico Bellini, in scena da martedì 20 gennaio 2026 alle ore 21.00 (in doppia replica mercoledì 21) al Teatro Nuovo di Napoli.
La storia prende spunto da un fatto realmente accaduto in Italia nel 2015 ad Ancona, dove una giovane ragazza peruviana subisce una violenza di gruppo. Quando il caso arriva in tribunale, le cose non vanno come ci si aspetterebbe. In appello gli imputati vengono assolti, perché la vittima viene giudicata “troppo mascolina” per essere considerata attraente e quindi credibile. Anni dopo, la Corte di Cassazione ribalta quella decisione, ma qualcosa, ormai, si è già incrinato.
È da qui che prende forma lo spettacolo, una produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile, affidata in scena a Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara e Beatrice Verzotti.
Quattro voci, quattro presenze che si alternano e si sovrappongono nel raccontare una vicenda in cui la protagonista, chiamata “Vichingo” dai suoi aggressori, diventa una sorta di Wonder Woman contemporanea, lontana dall’immaginario eroico tradizionale ma tenacemente impegnata a difendere la propria verità.
Il racconto procede come un flusso continuo, quasi senza respiro. Le parole si susseguono, si interrompono, tornano indietro, cercando di seguire il ritmo dei pensieri e del corpo di una ragazza sottoposta a interrogatori, richieste di chiarimenti, continue prove di coerenza. La violenza subita, però, non si lascia facilmente ordinare né spiegare, e ogni tentativo di farlo sembra generare nuove contraddizioni, nuovi sospetti.
Nel dialogo ideale con la figura della Wonder Woman dei fumetti, creata da William Moulton Marston, psicologo e inventore della macchina della verità, lo spettacolo riflette sul confine fragile tra verità e menzogna.
Wonder Woman non cerca effetti spettacolari né risposte definitive. Racconta piuttosto una resistenza quotidiana, fatta di parole che insistono, che cadono e si rialzano. Un racconto che chiede allo spettatore di ascoltare fino in fondo e di restare, senza voltarsi dall’altra parte.
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