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Teatro Augusteo

Massimo Ranieri, artista infinito

Strepitoso ed instancabile protagonista di “Tutti i sogni ancora in volo... e continuano a volare”

Massimo Ranieri, artista infinito

Massimo Ranieri

L’amore, qui, non ha bisogno di essere nominato: abita la scena, ne determina il passo, ne governa il respiro. Con “Tutti i sogni ancora in volo... e continuano a volare”, spettacolo interpretato da Massimo Ranieri che lo ha pure scritto con Edoardo Falcone, il teatro Augusteo diventa il luogo di una confessione pubblica, intima e insieme universale.

Le canzoni si dispongono come capitoli di un romanzo della memoria, mentre il racconto procede per evocazioni, ritorni, improvvise accensioni sentimentali, in quel territorio sospeso dove il ricordo non è nostalgia ma materia viva, ancora capace di farsi presente.

Massimo Ranieri, nato Giovanni Calone, riattraversa il proprio destino artistico come si sfoglia un romanzo segnato dal tempo. C’è il ragazzo che a dodici anni cantava con il nome di Gianni Rock, e c’è l’interprete maturo che ha fatto di quel cognome d’arte (lo stesso del principe di Monaco) un sigillo popolare e universale. Le sue canzoni non appartengono a una stagione, ma a un sentire collettivo che attraversa generazioni.

“Erba di casa mia”, “Rose Rosse”, “Se bruciasse la città” e l’inevitabile “Perdere l’amore”, brano da cui è prelevato il verso cardine che dà titolo allo spettacolo, emergono come pagine già vissute, mai ingiallite. Accanto ai classici, Ranieri innesta i brani dell’album del 2022, affidati alla scrittura di grandi cantautori italiani.

“Lettera di là dal mare”, già in gara al Festival di Sanremo 2022 e premiata con il “Premio della critica Mia Martini”, si affianca a “Canzone con le ruote” e “Dopo il deserto”, componendo una mappa emotiva dell’uomo prima ancora che dell’artista. È un repertorio che non chiede indulgenza, ma ascolto.

Il viaggio si allarga poi agli omaggi necessari: Domenico Modugno con “Resta cu mme”, Renato Carosone con “Pigliate ’na pastiglia”, Charles Aznavour con “Quel che si dice” e la struggente “La vestaglia” passando poi per quella immortale “Luna rossa”. Ogni brano è un frammento di storia musicale e sentimentale, restituito con misura e intensità, senza mai cedere all’autocompiacimento.

Ranieri, ricordando Giorgio Strehler e riconoscendolo come il proprio vero maestro e creatore artistico, attraversa in circa due ore tutta la sua vita scenica: dal Giannino del Pallonetto a Santa Lucia all’artista diviso tra Napoli popolare e i palcoscenici internazionali, gli studi televisivi e il cinema.

Affiora anche il primo amore, evocato con pudore nel riferimento a Franca Sebastiani, presenza silenziosa ma fondativa. Napoli resta il centro morale di tutto: città amata, raccontata, restituita con gratitudine. Ranieri la abbraccia e, con essa, tra i richiami a De Sica e Zavattini, con un amore, dal quale non si può e non si vuole fuggire, abbraccia il suo pubblico, offrendo, con l’energia degli esordi, ciò che ha raccolto in una lunga gavetta fatta di palco, disciplina e fede nel mestiere.

In scena fino a domenica 1 febbraio, dimostra che il talento vero non conosce declino: si affina, si concentra, si illumina col tempo. Ad accompagnarlo, un ensemble musicale di assoluto livello: Claudio Storniolo al pianoforte, Giovanna Perna alle tastiere e voce, Francesco Puglisi al basso, Luca Trolli alla batteria, Arnaldo Vacca alle percussioni, Andrea Pistilli e Tony Puja alle chitarre, Valentina Pinto al violino e voce, Cristiana Polegri al sax e voce, Max Filosi al sax e flauto.

Prodotto da Marco De Antoniis. “Tutti i sogni ancora in volo... e continuano a volare” è una storia umana diventata teatro, un sogno che si ostina a restare vero. Tra memoria, poesia e acrobazie sceniche, Massimo Ranieri canta e seduce come solo chi ha vissuto davvero sa fare. E quando cala il sipario, con il pubblico in piedi ad applaudire, resta una certezza: certi amori non finiscono, cambiano soltanto forma.

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