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Teatro
19 Febbraio 2026 - 16:44
Paolo Rossi in scena
«L’incendio di un teatro è sempre un atto che il teatro fa per cercare di svegliare il pubblico che ne sente la mancanza quando le fiamme lo fanno sparire. Ma il teatro è forte perché, come diceva un mio maestro, il teatro si può fare ovunque... a volte, anche in teatro».
Paolo Rossi conclude alla sua maniera con un pensiero accorato che strappa un sorriso di speranza per il Teatro Sannazaro, andato in fiamme martedì scorso, la sua due giorni a Galleria Toledo. Più ironico che caustico, l’attore ha riproposto alcune delle sue memorabili divagazioni comiche infilandole, una dietro l’altra, sul filo dei ricordi.
Il pretesto glielo dà la sua psicoterapeuta, alias Caterina Gabanella, che gli ha fatto da spalla in maniera molto convincente, e così li ripropone con una ventata di freschezza.
Si sofferma sulla differenza fra pausa e vuoto di memoria, mentre attacca il monologo dell’Amleto. Sottolinea l’atavico antiamericanismo: «A furia di esportare la democrazia in tutto il mondo, l’hanno finita a casa loro».
Snobba il politically correct, assimilando alpini e gay: «Tutti e due fanno i raduni» e riferisce un improbabile dialogo fra Stewie Wonder e Ray Charles. E poi rivendica il diritto a ubriacarsi: «Meglio essere alcolizzati famosi che alcolisti anonimi».
Parla a ruota libera muovendosi sulla scena come un folletto dispettoso e fra una divagazione e l’altra strappa al pubblico applausi e risate divertite.
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