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L'intervista
02 Marzo 2026 - 07:44
Sal Da Vinci
SANREMO. Aveva convinto i giornalisti già al primo ascolto, la sua vittoria era nell’aria già dopo la prima esibizione, si chiude il sipario della 76° edizione della canzone italiana con la vittoria di Sal Da Vinci. Incredulo e commosso subito dopo la proclamazione, l’artista esordisce così: «Grazie, io non capisco niente. È bellissimo».
Sal sei il vincitore del Festival di Sanremo 2026: come ti senti?
«L’emozione è indescrivibile, ho ancora addosso le sensazioni fortissime provate ieri sera al momento della proclamazione. Non è solo la mia vittoria, è la vittoria di un popolo. Si è realizzato uno dei sogni più belli che avevo, forse direi da quando sono nato. Faccio questo lavoro da quando vivo sette anni, ho perseverato tra cadute e salite ripide. Come si dice? Chi la dura la vince. È la vittoria per tutti coloro che arrivano dal basso».
Parteciperai all’Eurovision Song Contest?
«È una cosa che in questo momento mi tocca particolarmente. Mi sembra veramente una cosa così grande da affrontare, un impegno così bello, portare la musica italiana al di fuori del nostro Paese. È un orgoglio, non so che dire. La musica l’ho sempre vista come un momento di grande aggregazione, ha tante sfaccettature di bellezza, è condivisione, fratellanza. Ti dà la possibilità di abbattere ogni barriera. In questa manifestazione così importante in Europa, l’Italia ci deve essere».
Cosa ti ha detto tua moglie Paola? Come è stato condividere tutto con lei?
«Paola è stata, ed è, un compagna di vita importante per me. Grazie a lei sono riuscito in qualche modo a sopravvivere nella tana dei lupi, mi ha incoraggiato. È una donna eccezionale, una mamma fantastica. Ci conosciamo dall’84, il primo bacio c’è stato proprio a Posillipo, un posto meraviglioso, ve lo consiglio. Non ci siamo parlati tanto in questi giorni, ci è bastato guardarci, ci conosciamo talmente bene ormai che siamo in simbiosi ed è questo il bello».
Possiamo dire che hai rotto un muro in qualche modo? È crollata la barriera che anche a Sanremo se canta Napoli va bene?
«È vero che Napoli forse ha cantato meno a Sanremo ma ha sempre cantato. La sua musica è riconosciuta in tutto il mondo. Ci sono state sicuramente delle grandissime difficoltà, io ne ho riscontrate tante. Avevo anche raccontato in una conferenza stampa che avevo fatto tredici tentativi e poi era andata bene nel 2009. Sono trascorsi 17 anni e quindi oggi posso dire che è andata bene, anzi benissimo. È una realizzazione di tutti quelli che come me hanno sempre preservato dentro, senza mai mollare. Nonostante il mare in tempesta, ho sempre cercato di riportare la nave in porto. Prima di entrare in sala, mi ha chiamato Geolier, vorrei condividere anche con lui questo premio, la sua opera era rimasta un po’ incompiuta a Sanremo».
Tu che hai un legame particolare con gli italiani che vivono all’estero, cosa ti senti di dire a tutti coloro che ti sostengono anche da lontano?
«Mi capita spesso di andare negli Stati Uniti a fare concerti e ricevo sempre un’accoglienza pazzesca. Gli italiani che vivono fuori dal nostro Paese vanno onorati e ringraziati perché hanno reso l’Italia famosa e hanno fatto conoscere le tradizioni italiane altrove».
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