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Trianon Viviani, il saluto commosso di Marisa Laurito

L'attrice non ha trattenuto le lacrime al termine del suo mandato di direttrice artistica

Trianon Viviani, il saluto commosso di Marisa Laurito

Marisa Laurito

NAPOLI. Certe mattine il teatro non ha bisogno di luci di scena per diventare racconto. Basta la verità di un volto, il tremore di una voce, l’emozione che attraversa una platea. È accaduto al teatro Trianon Viviani, dove Marisa Laurito ha salutato pubblicamente la città al termine del suo mandato di direttrice artistica.

Davanti ai giornalisti, agli artisti e a molti protagonisti della cultura partenopea, l’attrice non è riuscita a trattenere le lacrime. Sei anni di lavoro, di battaglie culturali, di entusiasmi e inevitabili difficoltà sono affiorati tutti insieme nel momento del congedo. Sei stagioni che hanno trasformato il teatro di Piazza Calenda in un presidio culturale riconoscibile, dedicato alla memoria e alla vitalità della canzone napoletana.

Sul palco, accanto a lei, hanno preso la parola il musicologo Pasquale Scialò e lo scenografo e regista Bruno Garofalo, tra i più stretti collaboratori dei progetti culturali sviluppati nel teatro. In platea sedevano operatori dello spettacolo, artisti, tecnici e rappresentanti delle istituzioni, tra cui l’assessore alla cultura della Regione Campania Ninni Cutaia e il presidente del Cda Giovanni Pinto.

Quando Laurito ha preso la parola la commozione è diventata palpabile. «Grazie a tutti - ha detto Marisa con voce commossa- per essermi venuta a salutare, non sperate che io sparisca… ci rivedremo ancora, a parte gli scherzi ci tenevo a ringraziarvi…avrei potuto farlo con un'intervista ma credo ancora fortemente negli sguardi e nell’abbraccio e nel valore che ha il ringraziamento. Io credo fortemente che il teatro oltre a far ridere, pensare, aprire la mente e commuovere debba integrarsi con il territorio e la comunità che lo abita, ancor di più a Forcella».

Parole che restituiscono il senso di una direzione artistica pensata non come semplice programmazione di spettacoli, ma come dialogo continuo con la città. Una visione ribadita subito dopo con la consueta franchezza: «Tutto è politica , anche quando si fa la spesa. E io in questa direzione artistica, mi sono impegnata artisticamente e civilmente, tentando di unire la città colta e quella popolare».

Ed è proprio in questo tentativo di ricucire due anime della città che Laurito individua il cuore del suo lavoro. «In questi sei anni abbiamo prodotto più di 20 tra rassegne e spettacoli musicali, in sei anni abbiamo ospitato più di 400 spettacoli, tra concerti, spettacoli musicali e serate d’onore… per Peppino di Capri, per Angela luce, da vivi... e una serata d’onore per James Senese. Abbiamo ripreso, a 10 anni dalla morte di Luca de Filippo, “Pensieri miei”».

Un’attività intensa che ha restituito al Trianon il ruolo di teatro identitario della città, capace di custodire e raccontare la sua memoria musicale. Non a caso Laurito lo rivendica con orgoglio: «Napoli non aveva un teatro che raccontasse la sua bellissima e preziosa storia musicale, adesso ce l’ha! Il teatro Trianon Viviani, il teatro della canzone napoletana».

Nel suo saluto la direttrice ricorda tutti i segni concreti di un teatro che vuole essere non soltanto palcoscenico ma luogo di conoscenza e di esperienza emotiva. E poi, quasi a voler difendere il mestiere dell’arte in un tempo dominato dalle macchine, Laurito pronuncia parole che suonano come una dichiarazione di fede nel teatro: «Io ho un debole per gli artisti…Gli artisti sono la luce del teatro, l’anima. Senza di loro il palcoscenico è spento… l’intelligenza artificiale non ci potrà mai sostituire».

Non mancano i ringraziamenti alle istituzioni, dall'ex presidente della Regione Vincenzo De Luca alla Città Metropolitana e al Comune di Napoli, ma anche alla stampa, che Laurito riconosce come interlocutrice indispensabile del lavoro teatrale. E nel ricordare l’insegnamento di Eduardo De Filippo, evoca due parole che suonano come una consegna morale: disciplina e lavoro.

A suggellare il momento è giunto anche il messaggio del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Sotto la guida di Marisa Laurito - ha scritto il primo cittadino- il Trianon si è consolidato come uno dei principali punti di riferimento per la canzone napoletana e per la cultura della città…».

Un riconoscimento istituzionale che si inserisce nella lunga tradizione teatrale napoletana evocata dallo stesso sindaco, quella che da Eduardo Scarpetta arriva fino a Totò, passando per Raffaele Viviani e Nino Taranto. Così, tra applausi e occhi lucidi, si è chiuso un capitolo importante per il teatro di Forcella.

Ma nell’aria del Trianon resta qualcosa che non appartiene alla nostalgia: la sensazione che quelle stagioni abbiano lasciato una traccia viva nella memoria culturale della città. A suggellare un capitolo importante nella storia del teatro di Forcella.

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