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al teatro nuovo
18 Marzo 2026 - 14:51
Un’aula scolastica può essere un luogo di formazione, ma anche un archivio di paure, silenzi e memorie che restano incise nel corpo molto tempo dopo l’infanzia. È da questa materia fragile e stratificata che nasce La classe, lo spettacolo di Fabiana Iacozzilli prodotto da Cranpi, in scena, da giovedì 19 marzo 2026 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 22) al Teatro Nuovo di Napoli.
Definito dalla stessa compagnia un docupuppets, l’allestimento, che fa parte della “Trilogia del vento”, attraversa il confine tra teatro di figura, memoria autobiografica e indagine collettiva, costruendo un dispositivo scenico capace di trasformare i ricordi individuali in esperienza condivisa.
La classe unisce linguaggi differenti: la dimensione documentaria del racconto, la presenza dei performer, Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, e la potenza evocativa dei pupazzi.
In scena, infatti, gli adulti sono rappresentati da corpi di legno – marionette realizzate da Fiammetta Mandich – che incarnano gli ex bambini protagonisti della storia. Sono figure che portano su di sé il peso del tempo e della memoria, come reliquie di un passato che continua a muoversi e a interrogare il presente.
L’immaginario dello spettacolo si colloca in un territorio sospeso tra il teatro visionario di Tadeusz Kantor e la scrittura corrosiva di George Tabori. Come ne La classe morta o ne I cannibali, anche qui il palcoscenico diventa uno spazio rituale in cui il ricordo prende forma attraverso corpi, oggetti e gesti reiterati.
La materia narrativa nasce dai ricordi personali della regista, legati agli anni trascorsi alla scuola elementare dell’istituto “Suore di carità”. Al centro di questa memoria si staglia la figura di Suor Lidia, maestra severa e dominante che attraversa lo spettacolo come un’ombra costante.
È l’unico personaggio interpretato da un corpo umano, invisibile allo sguardo dei pupazzi e degli spettatori, ma che governa lo spazio con la forza di un’autorità interiorizzata.
Con La classe, Fabiana Iacozzilli costruisce un’opera che indaga la memoria non come semplice racconto autobiografico, ma come territorio condiviso, fatto di traumi piccoli e quotidiani, di educazioni sentimentali e di poteri invisibili.
Il teatro di figura diventa lo strumento per dare corpo a ciò che resta nascosto: ricordi che, come i pupazzi in scena, sembrano immobili e invece continuano a muoversi dentro di noi.
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