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Sintonia di quattro talenti all’Arcas

In scena “Tre atti piccoli per un atto grande”

Sintonia di quattro talenti all’Arcas

Marcello Raimondi, Federica Totaro, Loretta Palo e Nicola Galiero dal 21 al 29 marzo, hanno portato in scena visioni ironiche su stralci di commedie partenopee. Precisamente “Tre atti piccoli per un atto grande”. È accaduto, ma a grande richiesta, si replicherà domenica 12 Aprile alle 19. L'Arcas Teatro in via Veterinaria 63, è un appuntamento fisso per chi ama il teatro di tradizione ma anche per chi cerca nutrimento dell'anima non massificante. In questo caso, l'equilibrio di squadra, è stato il punto di forza di un lavoro originale, retto tra i ritmi di quattro artisti dotati di talentuosa sintonia.

Tre quadri drammaturgici, con cambi a scena aperta, in cui gli attori si sono divertiti a uscire dal genere letterario per portarci dentro il loro mondo. Ma a chi, o a cosa, si sono ispirati? Per dirla con José Ortega y Gasset: Che cos' è il teatro? La cosa teatro, come la cosa uomo, è molte, innumerevoli cose differenti che nascono e muoiono, variano, si trasformano fino al punto di somigliarsi, a prima vista, per niente tra loro. Lo spettacolo racconta frammenti di esistenze, si ride tanto, ma si sta nei canoni di una metafora universale che si fa corpo. E così la Totaro è diventata tante vite, la Palo ha declinato altrettanti volti, mentre densità e pressione sono state bilanciate dal Galiero, spalla e perno per un Raimondi che ha saputo farsi simbolo visibile, con tutta la scena.

Una sfida artistica riscritta da un quadrumvirato attoriale che ha voluto nascondere e rivelare, rispettare e rinnovare, la nobiltà drammaturgica degli autori nostrani, riattualizzati né troppo né poco, per non cadere in nostalgici cliché. Metaforizzando e metamorfizzando, Federica Totaro, versatile e vulcanica, ha affascinato per intensità, dentro i cambi molto netti di ogni personaggio. Lei, insieme agli altri, ha disvelato il lavoro ipertestuale di un mondo universale e senza tempo. Un'idea vincente che ha visto i 4 attori, impegnati in una regia di gruppo, lavorando sull'“intertestualità”, sul gioco di prestiti, trasposizioni, citazioni, rimandi impliciti ed espliciti, dialoghi a distanza, della nostra cultura tradizionale.

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