NAPOLI. “Roberto voleva che conoscessi tutti i suoi amici, voleva mostrarmi Napoli, Capri, Amalfi e un’altra quantità di luoghi di cui non avevo mai sentito parlare. Tutto era nuovo per me: il paese, i suoi abitanti e il loro modo di vivere così estroverso e accattivante”. La Campania, spazio geografico e antropologico multiforme e cangiante, giorno dopo giorno affascina sempre più la svedese Ingrid Bergman (nella foto) giunta in Italia alla fine degli anni Quaranta per amore di Roberto Rossellini. Da anni interprete di punta della cinematografia d’oltreoceano, l’attrice, scomparsa quarant’anni fa, con il suo arrivo nel Belpaese porta importanti ripercussioni nella vita personale e professionale del regista Rossellini, il quale non solo trova in lei una nuova compagna di vita ma scopre nel suo sguardo ceruleo la fonte d’ispirazione per riscrivere in immagini il paesaggio italiano, seguendo una prospettiva nuova e intima. L’esito più alto di questo felice incontro è “Viaggio in Italia”, pellicola del 1954 che sconvolge i modelli narrativi e visivi riscoprendo la bellezza di una Napoli ancora ferita dal conflitto e divisa, come sempre, tra la decadenza e l’opulenza. La città fa da sfondo alla travagliata crisi matrimoniale di due coniugi inglesi, in Italia per questioni ereditarie. Il film, girato tra Napoli, la sua provincia e la Costiera Amalfitana, si sviluppa attraverso gli occhi ora stupiti ora commossi della Bergman che crea una relazione osmotica, al limite del catartico, con le opere d’arte e la cultura che la circondano. Il tessuto epidermico di una città in via di ri-definizione viene accarezzato dallo sguardo dell’attrice, svelato per la prima volta nella sua autentica femminilità, scevra da qualsiasi intenzione divistica. Come evidenzia in un suo celebre volume il professor Bernardi “il cinema impara con lei (la Bergman) a guardare. Sarà infatti la mescolanza fra narrazione e documentario […] la parte veramente nuova del cinema: la storia consisterà d’ora in poi in un rapporto fra personaggio e paesaggio”. La Bergman trova nel capoluogo partenopeo una realtà accogliente in cui tornare e lavorare in più occasioni: sono diverse le fotografie che la ritraggono sorridente a passeggio fra le strade della città. Già nel 1953 la Bergman si trova impegnata sulle tavole del teatro San Carlo nell’oratorio di Arthur Honegger e Paul Claudel “Jeanne d’Arc au bûcher”, sotto la regia teatrale di Rossellini. Da questo spettacolo il regista ne trae anche una versione cinematografica, realizzata nei primi mesi del 1954 e girata quasi interamente alla Mostra d’Oltremare, sempre con la Bergman protagonista. L’unione privata e professionale inizia però a scricchiolare e l’attrice nel 1956 ritorna trionfalmente a Hollywood mettendo la parola fine al suo proficuo soggiorno italiano.