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Undici volte il Vesuvio, una sola idea di infinito: Samuele Filippi e la notte in cui la fatica diventa leggenda

Grande corsa notturna tra il 30 e il 31 dicembre

Undici volte il Vesuvio, una sola idea di infinito: Samuele Filippi e la notte in cui la fatica diventa leggenda

Samuele Filippi

Dall’alba all’ultima notte del 2025 l’ultracycler varesino scala per undici volte il vulcano simbolo del Sud e firma un Everesting epico. Con lui il Team Giunigor B. Bike di Giuseppe Bottino: quando la sfida non è un limite, ma un’identità. Ci sono imprese che si misurano con i numeri. E poi ce ne sono altre che si misurano con il silenzio, con il buio, con quella voce interiore che chiede perché continuare quando sarebbe più semplice fermarsi.

Quella notte, tra il 30 e il 31 dicembre, mentre il mondo si preparava a brindare, Samuele Filippi ha scelto di salire. E di farlo undici volte. Sempre la stessa strada. Sempre lo stesso vulcano. Sempre contro se stesso. Il Vesuvio, simbolo primordiale di distruzione e rinascita, è diventato il teatro di una delle imprese ciclistiche più estreme dell’anno che si chiude: 8.848 metri di dislivello positivo, l’altezza dell’Everest, conquistata pedalata dopo pedalata, senza dormire, senza scorciatoie, senza alibi.

Il messaggio delle 1.30: quando la sfida chiama prima dell’alba. La partenza ufficiale era fissata per le 5 del mattino.
Ma le imprese vere non rispettano gli orari.

Alle 1.30, sul telefono di Giuseppe Bottino – presidente del Team Giunigor B. Bike e uomo che per definizione non conosce la parola “impossibile” – arriva un messaggio asciutto, essenziale: «Sono Samuele Devo andare. Primo blocco di scalata».

Non è fretta. È necessità. Perché l’Everesting non è solo un protocollo sportivo codificato a livello internazionale: è una negoziazione continua con la fatica, una lunga conversazione interiore in cui ogni salita diventa una domanda e ogni discesa una risposta provvisoria.

Filippi, l’uomo che colleziona altezze

Originario di Malnate, fotografo di professione, oggi residente in Canton Ticino, Samuele Filippi è uno di quegli atleti che non inseguono la competizione, ma l’esperienza totale. L’ultracycling non è una disciplina: è un modo di stare al mondo.

Non è nuovo a queste follie lucide.
Ad agosto, per festeggiare il compleanno, aveva già sfidato la notte sul Monte Brè, risalendone le pendici 18 volte consecutive, partendo al tramonto e arrivando all’alba.

Ma il Vesuvio è un’altra cosa.
Il Vesuvio non perdona. Non accarezza. Ti guarda negli occhi.

“Il Vesuvio non si scala. Si conquista.”

Undici volte, come le ore più dure di una vita sportiva compressa in una sola notte.

Bottino e il Giunigor B. Bike: quando il coraggio diventa progetto

Questa impresa ha anche un altro volto.
Quello di Giuseppe Bottino, presidente vulcanico quanto la montagna scelta, che da anni prova a riscrivere il significato stesso di ciclismo in Campania. Non solo squadre, gare e classifiche, ma sfide che raccontano storie.

L’ingresso di Filippi nel Team Giunigor B. Bike non è casuale. È un incastro perfetto:
da un lato l’agonismo estremo di un atleta che vive per superare confini,
dall’altro la visione di un dirigente che non teme di scommettere sull’impossibile.

In mezzo, il Vesuvio.
Che diventa metafora: resilienza, adattamento, capacità di piegarsi senza spezzarsi, di cadere e rilanciarsi.

Undici salite, un solo traguardo: restare fedeli alla sfida

Ogni risalita è stata una pagina scritta con il corpo.
Ogni discesa un patto rinnovato: riparto.

Non c’è musica che tenga, non c’è folla che applauda. C’è solo l’asfalto, il respiro che si spezza, la mente che prova a convincerti che basta così.

Ma non basta mai, quando la sfida non è esterna ma interiore.

All’ultima scalata, quando il contatore del dislivello ha superato quota 8.848, il Vesuvio non è stato domato. È stato rispettato. E Filippi, semplicemente, è entrato in quella zona rara dove lo sport smette di essere gesto e diventa racconto.

L’ultima vetta del 2025

Così si chiude l’anno.
Non con i fuochi, ma con le gambe che tremano.
Non con il rumore, ma con la consapevolezza.

Ancora una volta il Team Giunigor B. Bike ha conquistato la vetta, ma soprattutto ha ribadito un concetto semplice e rivoluzionario:
il ciclismo può ancora essere epica, può ancora parlare di uomini, non solo di numeri.

E Samuele Filippi, nella notte che separa un anno dall’altro, lo ha dimostrato nel modo più antico possibile: salendo.

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